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I ricercatori del British Antartic Survey (BAS) che gestiscono la stazione scientifica Halley VI, dopo un'attenta valutazione di alcune fratture sulla piattaforma glaciale dove essa poggia, hanno preso la difficile decisione di spegnerla, trasferirla a 23 chilometri di distanza e ritirare tutto il personale fino alla fine del prossimo inverno artico, che inizierà a marzo e concluderà nel mese di novembre. Il direttore delle operazioni scientifiche Tim Stockings ha sottolineato che non c'è alcun pericolo imminente per il personale attualmente impiegato su Halley VI – 88 persone tra ricercatori, tecnici e professionisti di supporto – ma che tuttavia, poiché non è possibile prevedere il comportamento delle crepe e soprattutto programmare eventuali operazioni di soccorso nell'imminente e proibitivo inverno antartico, si è deciso di agire.

Le crepe che minacciano Halley VI
in foto: Le crepe che minacciano Halley VI

Halley VI poggia su una piattaforma galleggiante di ghiaccio spessa 150 metri chiamata Brunt Ice Shelf e si affaccia sul mare di Weddell; negli ultimi anni, anche grazie a rilievi satellitari dell'Agenzia spaziale europea, i ricercatori hanno registrato il continuo espandersi di alcune crepe, mentre lo scorso ottobre ne è apparsa una nuova a circa 17 chilometri a nord della stazione. Benché possa apparire una distanza sufficientemente sicura, essa si estende per ben 44 chilometri e si stima che, in combinazione con le due profonde fratture che si estendono da sud, possa produrre un'enorme iceberg e mettere in serio pericolo il personale e la stazione stessa.

Fortunatamente la stazione scientifica Halley VI, entrata ufficialmente in funzione nel 2013, è stata realizzata a Città del Capo (Sud Africa) con una struttura modulare, e i singoli edifici che la compongono possono essere rapidamente separati e spostati da trattori, agevolati anche dagli enormi sci montati sotto i piedistalli della base. Halley VI è soltanto l'ultima di una serie di stazioni scientifiche che sin dal 1956 si occupano di studiare l'Antartide e in generale i cambiamenti climatici: la scoperta più importante fatta dagli scienziati che vi lavorano è stata quella del buco dell'ozono nel 1985. Oggi vi si analizzano anche gli effetti del riscaldamento globale, proprio quelli che, in congiunzione con fenomeni naturali, la stanno minacciando. Le operazioni di trasloco e trasferimento del personale sono già avviate e saranno concluse entro marzo 2017, quando la notte calerà 24 ore al giorno e per diversi mesi su tutto l'Antartide.

[Foto di BAS]