Nel caso in cui dovessimo morire a casa da soli e nessuno dovesse accorgersene per qualche tempo, con buona probabilità il nostro gatto inizierebbe a mangiarci, a partire dalle parti esposte come il viso. Lo dimostrano alcuni inquietanti casi di cronaca, come quello di un uomo americano morto nel 1994 per overdose, letteralmente divorato fino alla base del collo dai suoi dieci gatti, morti anch'essi per avvelenamento a causa della sostanza stupefacente. Ma in questi casi estremi si tratta solo di sopravvivenza per i poveri animali domestici, in mancanza di crocchette e scatolette fornite dal defunto padrone.

Un nuovo studio ha tuttavia documentato per la prima volta l'apprezzamento della carne umana anche da parte di gatti allo stato brado, che notoriamente preferiscono andare a caccia piuttosto che fare gli spazzini. La scoperta non solo può essere utile nelle analisi forensi, dato che i gatti possono entrare a far parte degli organismi in grado di deteriorare un cadavere, ma anche nel comprendere meglio il comportamento dei nostri amici a quattro zampre.

A dimostrare l'insolito “appetito” dei felini è stato un team di ricerca della Forensic Investigation Research Station, che fa capo all'Università di Colorado Mesa. In questo complesso, sito in un luogo remoto e isolato, gli scienziati conducono esperimenti da film horror, verificando come si decompone un corpo umano all'aperto e in altre condizioni, proprio per ottenere dati da applicare nell'analisi forense. In pratica, le persone che muoiono negli USA e che decidono di donare il proprio corpo alla scienza possono finire in queste strutture, che molto difficilmente si avrebbe il piacere di visitare.

Nell'esperimento che ha avuto come protagonisti i gatti, due per l'esattezza, circa 40 corpi sono stati abbandonati all'aperto, ma i mici entrati dall'esterno hanno concentrato le loro attenzioni soltanto su due di essi. Il primo ha divorato tessuti molli e grasso di una donna di 79 anni, ed è tornato a mangiare quasi ogni notte nel corso di 35 giorni. Durante un esperimento supplementare, quando il corpo della donna è stato chiuso in una gabbia, il micio non si è alimentato per una settimana, ma è tornato sullo stesso corpo nei giorni seguenti. Un altro gatto randagio si è invece concentrato su un uomo di 70 anni per 10 notti su 16. È sparito per un mese, ma poi è tornato al “banchetto” per altre due notti. Anche questo micio non si è interessato agli atri cadaveri.

Nei dettagli raccapriccianti riportati dagli studiosi nel proprio articolo è stato sottolineato che i gatti si sono interessati alle zone dei corpi già incise per gli esami autoptici e altri esperimenti. Tra le parti favorite le braccia, le spalle, l'addome e il seno. Entrambi i gatti hanno smesso di mangiare i corpi quando hanno raggiunto uno stadio di decomposizione più avanzato. I dettagli della ricerca, che aiuterà gli scienziati a comprendere meglio l'impatto degli spazzini sui corpi umani, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Forensic Sciences.