Il ritmo musicale della Via Lattea, la galassia in cui si trova anche il nostro Pianeta, è un allegro blues che è stato chiamato – con poca fantasia – “Milky Way Blues”. Lo ha composto l'astronomo appassionato di musica Mark Heyer, che attraverso un algoritmo ha trasformato in note il movimento dei gas che fluttuano nel cuore dell'immenso oggetto celeste. I dati sugli spostamenti dei gas da cui lo scienziato è partito non sono fittizi, poiché derivano da quelli catturati da radiotelescopi negli ultimi venti anni, inoltre non sono stati modellati per rendere la melodia orecchiabile. Si tratta dunque a tutti gli effetti di una trasposizione musicale del comportamento di questi gas spaziali. “Le note riflettono principalmente le velocità dei gas che ruotano attorno al centro della nostra galassia”, ha sottolineato Heyer, elogiando la maggiore profondità della musica rispetto alle immagini per descrivere il comportamento degli oggetti celesti.

Ma come è stata creata la melodia? Per capire come è stata effettuata la trasposizione dai dati astronomici, è innanzitutto necessario sapere che i gas del mezzo interstellare si trovano in tre differenti forme, ovvero atomica, ionizzata e molecolare. A ciascuna di queste forme lo studioso, che insegna presso l'Università del Massachusetts Amherst, ha assegnato uno strumento musicale differente: wood block (blocco di legno, uno strumento a percussione) e pianoforte per gas molecolare, basso acustico per il gas atomico e sassofono per gas ionizzato. Le note alte indicano che il gas si sta muovendo verso la Terra, quelle basse che si sta allontanando, mentre le note lunghe corrispondono a un'emissione di gas più intensa.

Heyes, che ha sfruttato una scala minore pentatonica, cioè a cinque note, per offrire un'indicazione visiva di quanto rappresentato sotto il profilo musicale si è avvalso della collaborazione del collega astronomo Greg Salvesen dell'Università della California, che ha creato la peculiare animazione che accompagna la melodia. Le linee rappresentano l'osservazione del radiotelescopio (in pratica la direzione in cui era puntato), mentre i cerchi indicano la posizione dei gas che stanno ‘suonando' le note.

Per comporre circa due minuti di melodia il ricercatore ha lavorato per mesi con i suoi colleghi. Aveva questa idea da molti anni, ma è riuscito a metterla in pratica solo dopo aver scoperto l'esistenza di un software in grado di creare una partitura musicale a partire dalle informazioni contenute nel suo algoritmo sui gas. Heyes non è il primo astronomo a trasformare in musica il comportamento di un oggetto celeste; già 400 anni fa Keplero scrisse “Armonie del mondo” basato sui parametri orbitali dei pianeti attorno al Sole, mentre gli esempi moderni sono molteplici.

[Credit: M_Caballero]