Il grampo (Grampus griseus), una specie di delfino, sfrutta l'esperienza pregressa per andare a caccia, esattamente come  farebbe un essere umano. Il cetaceo pianifica infatti le immersioni in base alla posizione delle prede e alla disponibilità di ossigeno nei propri polmoni, ricordando quanto fatto nel ‘tuffo' precedente per trarre il massimo profitto col minor dispendio di energia. Insomma, è uno stratega nato con uno spiccato acume tattico, caratteristica resa possibile soltanto grazie al notevole sviluppo cerebrale. A scovare l'ennesima prova dell'intelligenza di questi animali un team di biologi provenienti da vari atenei, tra i quali l'Unità di ricerca sui mammiferi marini presso l'Università di St Andrews, l'Università della California-Santa Cruz e l'Istituto di ricerca Acquario di Monterey Bay.

Un grampo anziano, col dorso quasi completamente bianco: credit Andrea Centini
in foto: Un grampo anziano, col dorso quasi completamente bianco: credit Andrea Centini

Ma come è stato possibile comprendere un simile comportamento? Gli studiosi, coordinati dalla professoressa Patricia Arranz, erano ben consci delle difficoltà nel monitorare gli spostamenti di questi delfini, che si immergono per centinaia di metri mentre vanno a caccia di calamari. Per questo si sono armati di grande pazienza per poter ‘agganciare' sulla loro pelle dei registratori di dati. L'operazione è stata totalmente innocua per i cetacei, dato che i ricercatori, avvalendosi di un bastone lungo 5 metri, hanno installato dispositivi con una ventosa che si ‘sgancia' automaticamente dopo tot ore.

I sensori tenevano traccia della profondità e dei tempi in cui i delfini ecolocalizzavano, cioè utilizzavano il loro sonar biologico per individuare le prede. Dopo aver raccolto dati a sufficienza e averli confrontati con quelli ottenuti da piccoli robot sottomarini dotati di ecoscandaglio, Arranz e colleghi hanno scoperto che i grampi iniziano ad ecolocalizzare subito dopo l'immersione. “Probabilmente lo fanno per ottenere informazioni su distribuzione e disponibilità delle prede in profondità e per rispondere rapidamente ai rapidi cambiamenti nella struttura dell'habitat a diverse profondità”, ha sottolineato l'autrice principale dello studio. Ma i delfini ecolocalizzano anche dopo aver catturato i calamari, mentre tornano in superficie per respirare, proprio per tenere traccia dell'ambiente e pianificare il loro prossimo tuffo. I grampi monitorati, infatti, non colpivano sempre lo stesso punto, ma variavano l'immersione in base alle informazioni raccolte durante le esplorazioni precedenti. I dettagli di questa affascinante ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Journal of Experimental Biology.

[Credit: Michael "Mike" Baird]