Un team di ricerca dell'Università dell'Iowa e del Centro di Astrofisica Harvard-Smithsonian ha formulato una nuova ipotesi sul fenomeno che avrebbe “strappato” il velo di oscurità dall'Universo, nel quale sarebbe rimasto completamente immerso sino a un miliardo di anni di vita. Ad “accendere la luce”, incredibilmente, sarebbero stati proprio i buchi neri, oggetti celesti così oscuri e potenti che non lasciano sfuggire nemmeno la radiazione luminosa.

Per comprendere la teoria proposta dagli astrofisici americani, coordinati dal professor Philip Kaaret, docente presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'ateneo di Iowa City, è doveroso soffermarsi sull'evento che gettò l'Universo nell'oscurità. Dopo il cosiddetto Big Bang, il processo che determinò l'avvio dell'espansione, si produssero nubi di gas così dense ed estese che tutta la luce emessa vi rimase praticamente intrappolata. Questa condizione di oscuramento è perdurata per circa un miliardo di anni, fino a quando un evento ancora sconosciuto è riuscito a diradare le nubi di gas, permettendo alla luce di galassie, stelle e altri oggetti celesti di irradiarsi nello spazio intergalattico.

Kaaret e colleghi ipotizzano che siano stati proprio i buchi neri a permetterlo, grazie alla loro velocità di rotazione e all'energia scatenata quando ingurgitano materia. A causa di questo processo, infatti, la forza cinetica sarebbe stata in grado di proiettare lontano le particelle scampate al risucchio, diradando col tempo la coltre di nubi. Può sembrare quasi un controsenso, dato che nulla sfugge all'attrazione gravitazionale di un buco nero, in particolar modo quando si parla dei supermassici presenti nel cuore delle galassie, tuttavia secondo gli astrofisici americani si tratta di un'ipotesi plausibile.

Il team di ricerca è giunto a questa conclusione dopo aver osservato la galassia Tol 1247-232, sita a 600 milioni di anni luce dalla Terra e una delle tre che emette radiazione ultravioletta. Nel maggio 2016, sfruttando il telescopio orbitante Chandra, Kareet e colleghi si accorsero che una sorgente di raggi-X proveniente da un'area di formazione stellare della galassia aveva subito una variazione della luminosità. Un evento insolito perché “le stelle non hanno cambiamenti in luminosità”, ha sottolineato Kareet. Il fenomeno potrebbe essere collegato proprio alla presenza di un buco nero supermassiccio, la cui azione sarebbe paragonabile a quella che ha permesso all'Universo di uscire dall'oscurità. In parole semplici, movimentando la materia, avrebbe aperto un varco alla radiazione ultravioletta, che così ha potuto irradiarsi nello spazio. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Monthly Notices della Royal Astronomical Society.

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