Com'è noto sin dalla diffusione in Cina, il coronavirus SARS-CoV-2 colpisce in modo piuttosto marginale i bambini, che spesso presentano sintomi lievi oppure risultano essere totalmente asintomatici (pur non mancando casi gravi e purtroppo anche alcuni decessi). Una nuova ricerca condotta in Francia sembra ora dimostrare che i piccoli in età scolare giochino un ruolo poco significativo anche nella trasmissione della patologia, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire sulla riapertura delle scuole. È emerso infatti che i piccoli coinvolti nell'indagine non hanno trasmesso la COVID-19 (l'infezione causata dal coronavirus) ad altri compagni, ai loro insegnanti o ad altri operatori scolastici.

A determinare la capacità di trasmissione dei giovanissimi studenti è stato un team di ricerca francese guidato da scienziati dell'Istituto Pasteur, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del CNRS, dell'Università di Parigi, dell'Agenzia sanitaria regionale Hauts-de-France, dell'Académie d'Amiens e di altri istituti transalpini. Gli scienziati, coordinati dal professor Arnaud Fontanet, direttore dell'unità di Epidemiologia delle Patologie Emergenti dell'Istituto Pasteur, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto un'approfondita indagine epidemiologica sui cittadini di Crepy-en-Valois (Oise), tutti legati alle scuole primarie.

Gli scienziati hanno sottoposto a test sierologici 1.340 persone alla fine di aprile, delle quali 139 (il 10,4 percento) sono risultate essere entrate in contatto col patogeno responsabile della COVID-19. Fra esse sono stati inclusi 510 studenti di sei scuole elementari, dei quali l'8,8 percento entrati in contatto col virus. È emerso che i bambini infettati prima della chiusura delle scuole non hanno trasmesso l'infezione ad altri scolari, ai propri insegnanti, a bidelli e ad altro personale scolastico. Sono stati rilevati tre probabili casi di infezione da SARS-CoV-2 in tre diverse scuole primarie prima della chiusura, e “questi casi non hanno dato origine a casi secondari, né tra gli altri scolari né tra il personale docente”, sottolinea l'Istituto Pasteur in un comunicato stampa.

Soltanto 3 dei 42 insegnanti coinvolti nell'indagine sono risultati positivi (7,1 percento), una percentuale simile a quella dei genitori di bambini non infetti (6,9 percento), mentre per il personale non docente la percentuale di infezione è risultata essere del 3,6 percento. È stata invece molto alta tra i genitori di bambini infetti (61 percento). Di questi ultimi, 58 in tutto, in 10 hanno sviluppato la diarrea e in 15 affaticamento, ma in generale i sintomi sono stati debolissimi o assenti. È risultato essere asintomatico ben il 41,4 percento dei piccoli, contro il 9,9 percento degli adulti (moltissimi dei quali hanno sperimentato anosmia e disgeusia, rispettivamente perdita dell'olfatto e del gusto).

“Non è risultata alcuna trasmissione secondaria del virus ad altri bambini a scuola o dai bambini agli insegnanti. La maggior parte dei bambini è stata infettata in famiglia, probabilmente dai propri genitori. Questi risultati sono rassicuranti nel contesto della riapertura delle scuole primarie”, scrivono gli scienziati dell'Istituto Pasteur, che tuttavia sottolineano l'importanza di confermare i risultati in studi più approfonditi. “Complessivamente, i risultati di questo studio sono paragonabili a quelli di altre ricerche condotte all'estero, il che suggerisce che i bambini di età compresa tra 6 e 11 anni sono più contagiati in famiglia che a scuola. L'informazione principale ricavata da questo studio è che i bambini infetti non hanno trasmesso il virus ad altri bambini, insegnanti o altro personale scolastico”, ha dichiarato il professor Fontanet. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati in un comunicato stampa dell'Istituto Pasteur e sono disponibili in un documento PDF, ma devono ancora essere sottoposti a revisione paritaria.