I dati dell'ultimo rapporto UNAIDS evidenziano che l'HIV è ancora un flagello, ma anche che sono in aumento i sieropositivi che hanno accesso alle cure.

Sono 34 milioni i sieropositivi in tutto il mondo, un milione in più del 2010: questi i numeri diffusi nell'ultimo rapporto UNAIDS dall'agenzia ONU per l'Hiv e l'Aids. Ad essere maggiormente colpita è ancora l'Africa sub sahariana, nonostante i significativi passi avanti fatti nella prevenzione e nelle terapie antiretrovirali, mentre in alcuni stati come Botswana, Namibia e Ruanda le popolazioni hanno finalmente raggiunto l'accesso quasi totale alle cure.

Il rapporto pone in evidenza due dati significativi: da una parte la constatazione che, a vent'anni dalla sua comparsa, l'Hiv è ancora un flagello, un pericolo che non bisogna sottovalutare ed un male che non ha mai smesso di fare paura, non solo nei territori poveri, ma anche nei paesi occidentali in cui i sieropositivi sono in costante incremento.

Tuttavia, la crescita del numero dei casi non sta ad indicare una maggiore diffusione dei contagi, bensì una sensibile riduzione dei decessi dovuta sia ai progressi scientifici che stanno migliorando la qualità delle cure, sia ad un accesso alle terapie che diventa sempre più capillare: la speranza di vita delle persone contagiate è effettivamente migliorata e di Aids si muore sempre meno.

Il direttore di UNAIDS, Michel Sidibé ha sottolineato come ci si trovi, in questo moment storico, ad un «punto di svolta nella lotta all'Aids»: tremendo incubo dei nostri tempi, metafora di infiniti terrori, della quale, fino a pochi anni fa, nessuno avrebbe detto che era possibile immaginare la fine. Forse quella fine è ancora molto lontana, eppure qualche pallida speranza inizia a sorgere.