Entro la fine del 2012 il prototipo di hamburger in vitro prodotto partendo da cellule staminali bovine dai ricercatori olandesi potrebbe essere cucinato da un noto chef. Secondo gli scienziati, un giorno la carne creata in laboratorio potrebbe servire a sfamare la popolazione in costante incremento. Ma sono in molti a dire no al cibo in provetta.

Annunciato da mesi, potrebbe essere messo a punto ed arrivare entro ottobre di quest'anno stando alle previsioni degli studiosi dell'Università di Maastricht che stanno lavorando alle ricerche: sarà il primo hamburger creato in laboratorio a partire da cellule staminali e il suo prototipo potrebbe addirittura aspirare all'onore di essere cucinato da qualche chef di fama internazionale; se poi qualche famosa attrice fosse la prima ad assaggiarlo, il sogno di Mark Post, lo scienziato che guida il team di ricercatori, sarebbe completo. Del resto, è il caso di affidarlo in mani sicure se si considera che il costo di questa prima polpetta in vitro si aggirerà intorno ai 250mila euro: cifra più che considerevole che, naturalmente, sarebbe destinata a scendere rapidamente qualora il principio dovesse rivelarsi funzionante, incrementando la domanda ed invogliando ad un miglioramento e perfezionamento delle tecniche di produzione che lo renderebbero accessibile ad un pubblico sempre più vasto.

La prima striscia di muscolo – Nel corso del meeting tenutosi a Vancouver della American Academy of Arts and Sciences Mark Post ha reso noto che una prima striscia di muscolo dello spessore di un paio di millimetri e lunga 2-3 centimetri è riuscita a crescere, in poche settimane, partendo da alcune staminali che per il lavoro di Post si sono rivelate più utili delle cellule staminali embrionali, estraibili anche da un individuo adulto, senza che questi venga ucciso: si tratta delle cellule satellite, a cui l'organismo ricorre normalmente al fine di riparare i tessuti muscolari scheletrici quando vengono danneggiati. La carne presenta un colore grigio-biancastro ed una consistenza molliccia, che ricorderebbe il calamaro e, nei mesi futuri, verrà integrata con sangue e grasso, prodotti a loro volta artificialmente, per dare origine ad un vero e proprio hamburger; per il momento è insapore.

L'obiettivo degli scienziati – Gli autori del progetto hanno voluto sottolineare come lo scopo di queste ricerche sia quello di venire incontro ad un grande problema che, tra qualche decennio, potrebbe diventare un'emergenza sempre più difficile da gestire: attraverso la creazione di carne in laboratorio, infatti, l'obiettivo sarà quello di sfamare la popolazione mondiale che, dopo aver sfondato il tetto dei sette miliardi, continua a crescere a ritmi esponenziali, assottigliando sempre più le risorse del pianeta. Riduzione dell'impatto ambientale è la parola d'ordine: se la tecnica si rivelasse davvero efficace, se la carne fosse effettivamente gustosa e non presentasse effetti collaterali per il nostro organismo, a guadagnarci non sarebbero solo gli animali che non verrebbero più uccisi per diventare il nostro nutrimento. Ne risulterebbero risparmiati, certamente, ettari di vegetazione, con un brusco calo della deforestazione che sta distruggendo aree sempre più vaste ed indifese del pianeta; inoltre, ne beneficerebbe anche il riscaldamento climatico, notoriamente incrementato dagli allevamenti di bovini che producono massicce emissioni nell'ambiente di gas ad effetto serra. Ma, per il momento, è ancora troppo presto ed è forse il caso di optare per la via della saggia attesa, senza esagerare con le previsioni ottimistiche.

Ma cosa ne pensano i consumatori? – Nonostante le virtù della carne in provetta illustrate dai ricercatori che stanno lavorando al progetto, da anni già propagandate da molti esponenti del mondo scientifico, c'è una prevedibile diffidenza tra i consumatori: per quanto riguarda il nostro paese, Coldiretti ha espresso ieri le proprie riserve riferendo che il 73% degli italiani si guarderebbe bene dall'assaggiare l'hamburger creato da Mark Post, anche se fosse cucinato dal più blasonato tra i cuochi. D'altronde risulta piuttosto difficile biasimare lo scetticismo della maggior parte dei cittadini che, oltre ad esprimere forti perplessità di natura etica ed economica (senza dubbio bisognerà ancora aspettare per vedere calare quel prezzo di 250mila euro), temono gli eventuali rischi che le innovazioni «miracolistiche» nel settore alimentare potrebbero causare per la salute, anche sulla base di esperienze passate in cui manipolazioni prive di controlli adeguati hanno portato a conseguenze gravissime, come nel caso del «morbo della mucca pazza». Sarà il futuro a stabilire se le paure dei consumatori sono fondate o se l'umanità dovrà, un giorno, intraprendere un nuovo cammino, questa volta riguardante le abitudini alimentari.