Quando abbiamo sonno i nostri neuroni sono più lenti a comunicare fra loro, ed è il motivo per cui i tempi di reazione si riducono, così come la percezione visiva e le capacità mnemoniche. In altri termini, se siamo stanchi il cervello impiega più tempo a percepire ciò che ci circonda, con seri rischi – per noi e per gli altri – soprattutto quando siamo al volante. Per lo stesso processo possono generarsi i cosiddetti “vuoti di memoria”. Lo ha determinato un team di ricerca internazionale composto da studiosi della Scuola di Neuroscienze dell'Università di Tel Aviv (Israele), dell'Università della California di Los Angeles e dell'Università del Wisconsin-Madison.

Gli studiosi, coordinati dal professor Yuval Nir e dai ricercatori esperti di sonno Chiara Cirelli e Giulio Tononi, sono giunti a queste conclusioni dopo aver analizzato il cervello di 12 pazienti (7 uomini e 5 donne) affetti da epilessia, in una grave forma ritenuta non trattabile con i farmaci. Per comprendere meglio le origini della patologia Nir e colleghi hanno coinvolto i pazienti in una serie di esperimenti, monitorandone l'attività cerebrale attraverso elettrodi collegati al cervello. La risposta rallentata dei neuroni è stata scoperta dopo aver lasciato svegli i pazienti per un'intera notte.

La mattina seguente alla ‘notte in bianco' è stato chiesto loro di classificare sequenze di immagini tratte da personaggi famosi e luoghi. I ricercatori si aspettavano una maggiore difficoltà nell'eseguire questo compito, ma non si sarebbero mai immaginati che la carenza di sonno avrebbe spinto alcuni neuroni a rispondere più lentamente agli stimoli. Nir e colleghi hanno concentrato le proprie attenzioni soprattutto sul lobo temporale del cervello, la regione associata alla percezione visiva e alla memoria. “I dati raccolti dall'esperimento ci hanno fornito uno sguardo unico sul funzionamento interno del cervello umano, che ha rivelato che la carenza di sonno rallenta le risposte dei singoli neuroni, portando a scompensi comportamentali”, ha sottolineato l'autore principale dello studio.

Gli scienziati hanno monitorato l'attività elettrica di 1.500 neuroni, dei quali il 10 percento rispondeva alle immagini visive. Durante i test sono stati proprio questi a dare risposte “deboli e lente”, come indicato dai ricercatori. Lo studio potrebbe portare a una misura pratica della sonnolenza, che a sua volta potrebbe aiutare a prevenire incidenti stradali e altre situazioni di pericolo. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica