La calotta glaciale della Groenlandia ha raggiunto una sorta di “punto di non ritorno”, e continuerà a sciogliersi indipendentemente da ciò che faremo per contrastare i cambiamenti climatici. In altri termini, ha perso talmente tanto ghiaccio che è ormai destinata a scomparire, anche se – miracolosamente – dovessimo riuscire a contrastare il riscaldamento globale e mantenere il clima un po' più freddo dell'attuale.

A determinare il superamento di questa soglia critica è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della Scuola di Scienze della Terra dell'Università Statale dell'Ohio, Stati Uniti, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Earth System Science dell'Università della California di Irvine e dell'Istituto di Ricerca Marina e Atmosferica dell'Università di Utrecht (Paesi Bassi). I ricercatori, coordinati dalla professoressa Michaela D. King, membro del Byrd Polar and Climate Research Center dell'ateneo di Columbus, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato i dati satellitari mensili degli ultimi 40 anni di oltre 200 ghiacciai della Groenlandia.

Se fino agli anni '80 e '90 del secolo scorso il ghiaccio perduto dalla calotta glaciale era in equilibrio con quello “riacquistato” attraverso l'accumulo di neve, a partire dall'inizio del nuovo millennio questo sistema è andato in tilt, registrando un'enorme perdita di massa non ripristinata dalle nevicate delle stagioni fredde. Lo scioglimento accelerato ha esposto i ghiacciai all'acqua, che a causa di un albedo – la capacità di riflettere i raggi solari di una superficie – ridotta rispetto alle candide superfici delle piattaforme ghiacciate, non ha fatto altro che catalizzare i tassi di fusione. A causa di questo processo, dal 1985 i principali ghiacciai della Groenlandia si sono ritirati in media di ben 3 chilometri, mentre dal 2000, ogni anno, vengono perduti circa 450 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Soprattutto nell'ultimo decennio non vi è stato il ricambio che manteneva il sistema in equilibrio; ciò ha portato la situazione a degenerare fino al raggiungimento del drammatico punto di non ritorno. “Il ritiro dei ghiacciai ha portato le dinamiche dell'intera calotta glaciale in un costante stato di perdita”, ha dichiarato in un comunicato stampa il professor Ian Howat, coautore dello studio e docente di Scienze della Terra. “Anche se il clima dovesse restare lo stesso o addirittura diventasse un po' più freddo, la calotta glaciale perderebbe comunque massa”, ha aggiunto laconicamente lo scienziato.

Al di là del catastrofico impatto ambientale che la perdita della Groenlandia comporterebbe, va tenuto presente che il ghiaccio perduto dall'enorme isola – sotto la giurisdizione del Regno di Danimarca – rappresenta uno dei principali motori dell'innalzamento del livello del mare. Lo scorso anno il ghiaccio perduto dalla Groenlandia ha contribuito a un aumento di ben 2,2 millimetri in soli due mesi (in soli cinque giorni disperse ben 55 tonnellate di acqua). Con gli attuali tassi di scioglimento, entro la fine del secolo secondo gli scienziati la Groenlandia contribuirà ad innalzare il livello del mare di poco meno di 10 centimetri. Ma è solo uno degli “attori” coinvolti in questo processo, che rischia di innescare una vera e propria catastrofe umanitaria globale nel giro di pochi decenni. Lo scioglimento completo della calotta, che rappresenta il secondo corpo ghiacciato più esteso della Terra dopo l'Antartico, entro l'anno 3000 determinerebbe un aumento di ben 7 metri del livello del mare, facendo sparire sott'acqua tutte le aree/metropoli costiere, numerosissime isole (in particolar modo nell'Oceano Pacifico) e intere regioni del pianeta. I dettagli della ricerca “Dynamic ice loss from the Greenland Ice Sheet driven by sustained glacier retreat” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Communications Earth and Environment del circuito Nature.