Proseguono le proteste degli attivisti a Montichiari, Brescia, contro Green Hill, il canile lager dove vengono alla luce e sono allevati esemplari di razza beagle destinati ai laboratori di vivisezione.

Del canile degli orrori si parla ormai da mesi in un crescendo di indignazione che, ci auguriamo, porterà alla definitiva chiusura del lager in cui sono allevati cuccioli di razza beagle; venuti alla luce senza sapere di essere già destinati ai laboratori sui cui tavoli subiranno crudeli manipolazioni in nome della ricerca scientifica e delle sperimentazioni da parte dell'industria farmaceutica e della cosmesi, venduti a giganti come Sigma Tau, Wyeth Lederle, Bayer. 

Allevati in condizioni agghiaccianti, in ambienti chiusi ed asettici, costretti a subire costantemente la luce artificiale nell'assordante e il continuo frastuono dei latrati dei compagni di prigionia; il tutto, secondo quanto documentato dall'Organizzazione Internazionale Protezione Animaliin assenza di un registro di carico e scarico degli animali il che lascerebbe supporre delle irregolarità e con circa 400 esemplari non denunciati all'anagrafe canina regionale e, quindi, che non possono essere controllati

Oltre 2000 cani sono stati venduti come cavie dall'inizio del 2011 per un giro d'affari che porta i beagle dalla provincia di Brescia in numerosi paesi europei ma anche in Israele, fruttando in un anno fino ad un milione di euro: a tanto ammontano gli introiti dal business della vivisezione.

Per porre fine a questa carneficina, gli attivisti del gruppo Cani sciolti hanno iniziato il 2 dicembre uno sciopero della fame, organizzando un presidio a Montichiari, il paese che ospita il canile degli orrori. Sostegno all'iniziativa è arrivato anche dal coordinamento Fermare Green Hill che ha sottolineato come «La coraggiosa scelta di queste persone, che stanno affrontando freddo e fame pur di tenere alta l’attenzione sul caso Green Hill» sia una grande vittoria.

Perché ormai l'Italia intera sta iniziando ad aprire gli occhi su questa vergogna per il paese. Uno striscione di protesta è giunto, nei giorni scorsi, persino nella celebre piazzetta di Capri. Ormai il problema è diventata una questione nazionale che deve essere risolta e rapidamente, prima che venga firmata la condanna a morte per altri cani. Green Hill dovrà chiudere.