L'amministrazione americana ha selezionato cinque vaccini candidati “finalisti” contro il coronavirus SARS-CoV-2. Si tratta delle preparazioni che, secondo una commissione di esperti, hanno le maggiori probabilità di arrivare fino alla linea del traguardo. Ciò significa che, oltre a dover dimostrare sicurezza ed efficacia nelle varie fasi della sperimentazione clinica, devo essere sviluppati in tempi rapidi e soprattutto dovranno garantire la produzione di un numero considerevoli di dosi in tempi ristretti. Del resto, un vaccino super efficace ma pronto in 5 anni, o uno pronto subito ma che si può produrre soltanto in poche dosi, quasi sicuramente non servirà a nulla per sconfiggere la pandemia.

Come specificato a fanpage dal professor Fabrizio Pregliasco, virologo presso l'Università degli Studi di Milano, in media per lo sviluppo di un vaccino ci vogliono dai 6 agli 8 anni. Spesso si arriva anche a 10, mentre il “record” di velocità è attorno ai 4 anni. Il coronavirus SARS-CoV-2 è stato scoperto alla fine dello scorso anno, dunque sono passati soltanto sei mesi da quando gli scienziati hanno iniziato a studiarlo. Le somiglianze genetiche coi coronavirus della SARS e della MERS hanno dato un certo vantaggio agli studiosi, così come il rapido isolamento da parte degli scienziati cinesi, che hanno rilasciato il profilo genetico del patogeno sui database internazionali lo scorso gennaio; ciò ha permesso la produzione rapida di un numero considerevole di vaccini candidati, tra i quali si annoverano anche i cinque su cui sta puntando la Casa Bianca. Vediamo quali sono.

Le preparazioni individuate sono l'mRNA-1273 (Vaccino mRNA incapsulato con LNP che codifica per la proteina S) sviluppato dalla società di biotecnologie Moderna Inc. e dai National Institutes of Health (NIH) americani; il ChAdOx1 messo a punto dall'Università di Oxford in collaborazione con AstraZeneca e la società italiana di Pomezia Advent-Irdm, un vaccino candidato di tipo “vettore virale non replicante” (Non-Replicating Viral Vector) che si basa su un virus inattivato (un adenovirus) non in grado di infettare una volta iniettato; il vaccino a RNA di tipo LNP-mRNAs messo a punto da BioNTech, Fosun Pharma e Pfizer; il vaccino di tipo “vettore virale non replicante” della casa farmaceutica Merck messo a punto da scienziati dell'Istituto Pasteur, di Themis e del Vaccine Center dell'Università di Pittsburgh; e il vaccino tipo Ad26, sempre vettore virale non replicante, acquistato dalla Janssen Pharmaceutical Companies (controllata dalla Johnson & Johnson) e sviluppato da Emergent Biolosolution e Catalent Inc.

Ciascuna di queste soluzioni sta dando segnali incoraggianti durante la sperimentazione, e la speranza è quella di avere a disposizione centinaia di migliaia di dosi già entro la fine dell'anno, al termine della Fase 3 dei test. Il fatto di essere stati selezionati dall'amministrazione americana permetterà alle aziende coinvolte di accedere a grossi finanziamenti, che permetteranno sia la prosecuzione della sperimentazione che la messa a punto di fabbriche in grado di produrre dosi sufficienti del vaccino, anche prima di conoscere l'effettiva efficacia. Il tempo è fondamentale nella lotta al coronavirus, e col rischio di una seconda ondata in arrivo in autunno, avere un vaccino almeno per le categorie più esposte (operatori sanitari e forze dell'ordine) potrebbe avere un impatto significativo sulla curva dei contagi. Va tenuto presente che le fabbriche di vaccini sono sempre occupate dallo sviluppo di altre preparazioni (influenza, morbillo e altre malattie), pertanto è necessario potenziare quelle preesistenti o costruirne di nuove. Come sottolineato dal New York Times, il Dipartimento della salute e dei servizi umani ha finanziato con ulteriori 628 milioni di dollari un contratto con l'azienda Emergent BioSolutions, al fine di migliorare e ampliare la capacità di produzione di vaccini dell'azienda del Maryland.

Sulla base dell'ultimo rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dedicato ai vaccini candidati in sviluppo, datato 2 giugno, le preparazioni in sperimentazione contro il coronavirus sono in tutto 133. Dieci sono già entrate nella sperimentazione sull'uomo, mentre tutte le altre sono state testate solo su cellule in coltura o su animali. Non è ancora chiaro chi vincerà questa "corsa", ma gli americani hanno deciso di non puntare sulle preparazioni cinesi, molto probabilmente a causa delle tensioni degli ultimi mesi. Manca all'appello anche il vaccino in sviluppo presso l'azienda tedesca CureVac, che gli Stati Uniti avevano provato a comprare elargendo una grossa somma di denaro, rifiutata. Nelle prossime settimane si capirà quale sarà il vaccino più promettente tra quelli selezionati, sul quale l'amministrazione americana concentrerà tutti i suoi sforzi finanziari.