Illustrazione rappresentante la struttura del virus HCV
in foto: Illustrazione rappresentante la struttura del virus HCV

Per prima cosa niente panico: lo sottolineano con una certa enfasi i ricercatori che hanno scoperto un virus fino ad oggi sconosciuto in alcuni campioni di sangue umano. Benché non sia ancora chiaro quanto esso sia comune, infatti, al momento non esiste alcuna prova certa che esso causi qualsivoglia danno; oltretutto la metà di quelli che risultavano infetti sembra che al momento non lo abbia più.

Virus innocui

La sequenza genetica del nuovo virus mostra una certa quantità di similitudini con il virus dell'epatite C, responsabile di serissimi problemi per il fegato; ma somiglia anche ad un altro virus, innocuo per gli esseri umani, chiamato pegivirus (in passato denominato virus dell'epatite G). Come sottolineato da Amit Kapoor, il virologo della Columbia University che ha guidato il gruppo che ha identificato il nuovo virus chiamandolo hepegivirus 1 o HHpgV-1, benché in molti sappiamo ormai che noi umani coabitiamo con un esercito di batteri non dannosi, non tutti hanno compreso che lo stesso può dirsi per i virus.

Campioni di sangue datati

Il team è incappato nel virus grazie a nuove, sofisticate tecniche di sequenziamento dei frammenti di RNA e DNA: in cerca di ignoti virus umani, il gruppo ha indagato in campioni di sangue provenienti da una coorte di 46 persone, raccolti prima e dopo aver ricevuto una trasfusione tra il 1974 e il 1980. All'epoca le politiche che determinavano chi poteva donare il sangue erano decisamente meno rigorose di adesso, ragion per cui i campioni di quei decenni consentono al meglio di osservare l'eventuale presenza di qualcosa di "sconosciuto", ha spiegato Kapoor.

Ricostruendo le sequenze di acidi nucleici di virus già noti, sono state così individuate due persone che, in seguito ad una trasfusione, presentavano nel proprio sangue un nuovo virus appartenente alla famiglia Flaviviridae, ossia la medesima che include l'HCV, responsabile dell'epatite C, e il pegivirus. Campioni di sangue di periodi successivi hanno consentito di stabilire che, tuttavia, entrambi non avevano più il virus nel proprio sangue; il gruppo ha quindi analizzato oltre 70 persone della medesima coorte senza, tuttavia, riscontrare nuovamente la sequenza di HpgV-1.

Dopodiché, le indagini condotte su altri campioni di sangue, provenienti da 106 persone che venivano sottoposte a frequenti trasfusioni a causa dell'emofilia, hanno consentito di individuare altri due soggetti che ospitavano sequenze di HHpgV-1. Persone che, in effetti, mostravano infezioni persistenti, una delle quali era durata oltre cinque anni, ma comunque in assenza di un disturbo correlato.

Verso studi ulteriori

I ricercatori, che hanno pubblicato i risultati di queste prime analisi su mBio, non hanno ancora isolato il virus né lo hanno riprodotto in laboratorio tramite colture cellulari ma sono certi che esista. Dopo di ciò la sfida maggiore sarà sviluppare un test degli anticorpi che consenta di determinare quanti sono colpiti da HHpgV-1 in una popolazione più ampia: a quel punto sarà anche più facile valutare se esiste un legame con qualche tipo di disturbo o sintomo.

Rassicurazioni dal mondo scientifico

Nell'articolo di Science che illustra i dettagli della scoperta, sono riportate anche le dichiarazioni degli scienziati che invitano a non farsi prendere dal panico: ad esempio Michael Busch, patologo alla guida del Blood Systems Research Institute di San Francisco, ha spiegato che non c'è alcuna ragione, al momento, per preoccuparsi della sicurezza delle trasfusioni. Oltretutto, stando a questo punto ancora gli studi, non si può neanche escludere del tutto che il virus sia addirittura utile: lo stesso Busch ha in passato dimostrato che le persone sieropositive beneficiano della co-infezione da hepegivirus che ridurrebbe la patogenesi dell'HIV. E comunque, ha aggiunto, quasi ogni anno viene identificato un nuovo virus negli esseri umani.