Gli oranghi si medicano sfruttando le sostanze antiinfiammatorie presenti all'interno di alcune piante. Questo comportamento, basato sullo strofinamento esterno del “farmaco”, non era mai stato osservato prima nelle grandi scimmie, fra le quali si annoverano anche scimpanzé, bonobo e gorilla. Lo ha scoperto un team internazionale di ricerca coordinato da studiosi dell'Università di Exeter (Regno Unito) e del Dipartimento di Botanica e Zoologia presso l'Università di Masaryk (Repubblica Ceca), che ha analizzato le proprietà chimiche di una specie di pianta con cui gli oranghi del Borneo (Pongo pygmaeus) sono stati visti spesso armeggiare.

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in foto: Credit: Mokkie

Questi primati sono interessati in particolar modo alla Dracaena cantleyi, una pianta tropicale appartenente alla famiglia degli asparagi caratterizzata da grandi foglie verdi e maculate. Gli oranghi non le mangiano perché hanno un disgustoso sapore amaro, tuttavia le masticano spesso, e sfruttano la saliva saponificata che deriva dal processo per strofinarsela sul corpo, soprattutto sugli arti. Il professor Morrogh-Bernard dell'ateneo britannico e colleghi hanno voluto capire il perché di questo comportamento, facendo emergere le proprietà antiinfiammatorie delle piante dopo test di laboratorio.

Curiosamente, le usano come antidolorifici anche diverse comunità indigene che condividono l'habitat con gli oranghi. Alcuni studiosi sostengono addirittura che queste popolazioni potrebbero aver imparato l'uso terapeutico della Dracaena cantleyi e di altre piante officinali proprio dopo aver visto gli animali all'opera.

I ricercatori hanno monitorato il comportamento di 50 oranghi, fra i quali vi erano anche sette madri con piccoli. Cinque di esse erano solite strofinarsi sulle braccia la saliva prodotta dal masticamento della pianta. Secondo gli autori della ricerca lo facevano proprio per alleviare il dolore e l'indolenzimento dovuto al trasporto dei piccoli.

L'utilizzo di sostanze provenienti da piante e artropodi non è una vera e propria novità nel regno animale; si conoscono ad esempio uccelli che strofinano formiche sul proprio piumaggio per estrarre acido formico come battericida e funghicida. Un comportamento simile con altri “strumenti” è stato documentato anche nelle scimmie cappuccine, tuttavia sempre per tenere lontani parassiti indesiderati. Negli scimpanzé è stata invece osservata l'ingestione di piante amare per liberarsi da parassiti nematodi, ma anche cani e gatti mangiano l'erba con scopi analoghi. Quella dell'orango del Borneo resta tuttavia la prima vera e propria automedicazione esterna mai documentata negli animali. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.

[Credit: David Arvidsson]