Il meccanismo di Antikythera fu uno dei primi manufatti riportato in superficie dal relitto, grazie alla segnalazione di alcuni pescatori di spugne che, nel 1900, lo individuarono per primi. I suoi frammenti hanno consentito di confermare quanto fossero avanzate le conoscenze scientifiche in età ellenistica
in foto: Il meccanismo di Antikythera fu uno dei primi manufatti riportato in superficie dal relitto, grazie alla segnalazione di alcuni pescatori di spugne che, nel 1900, lo individuarono per primi. I suoi frammenti hanno consentito di confermare quanto fossero avanzate le conoscenze scientifiche in età ellenistica

Poche cose possono avere il fascino di un tesoro sommerso. Lo sanno bene gli archeologi marini della Woods Hole Oceanographic Institution che, durante le scorse settimane, hanno condotto una campagna di scavo sul relitto di Anticitera, la nave affondata intorno al 65 a. C., celebre soprattutto per aver restituito i frammenti di quello che alcuni chiamano il “primo calcolatore dell’umanità” (in realtà, un sofisticato planetario che, attraverso un sistema di ruote dentate, scandiva le fasi lunari, i movimenti del Sole, i mesi e i giorni, i movimenti dei cinque Pianeti che all'epoca erano conosciuti e, secondo alcuni studi recenti, anche le date delle Olimpiadi).

A spasso nel relitto (con una mappa)

Protagonisti di una ricognizione già l’anno scorso, durante la quale è stata elaborata una mappa tridimensionale del sito sottomarino che ha consentito di stabilire che il sito si estendeva per un’area più vasta di quanto pensato in precedenza, gli archeologi del WHOI hanno lavorato agli “scavi” tra il 26 agosto e il 16 settembre, a circa 55 metri di profondità, ricevendo conferma di quanto già osservato nel 2014: ossia che il relitto di Anticitera è una miniera ancora ben lungi dall'essere esaurita.

via WHOI
in foto: via WHOI

Non a caso, nel 2012 l’organizzazione oceanografica no-profit ha dato il via ad un programma di ricerca che durerà diversi anni e, durante il quale, si cercherà di ricostruire la storia della nave, del carico che portava, del suo ultimo viaggio che l’ha depositata sul fondo del Mare Egeo, a sud ovest dell’isola di Anticitera. Gli esperti sanno bene che, al di sotto del pavimento marino, c’è ancora molto da recuperare: probabilmente altri manufatti che riposano aspettando di tornare alla luce.

Nuovi e vecchi reperti

La nave ha già restituito, negli anni, sculture di marmo di soggetto mitologico, una celebre statua di bronzo raffigurante un atleta a dimensioni naturali assieme a diversi frammenti probabilmente appartenenti ad altre opere (come la "testa di filosofo") ed oggetti vari attestanti la ricchezza  dell'imbarcazione.

L'ultima campagna di scavo ha consentito di riportare alla luce oltre 50 manufatti, tra cui un bracciolo in bronzo (probabilmente parte di un trono), i resti di un flauto di osso, oggetti di vetro estremamente raffinati, ceramiche di lusso, la pedina in vetro di un antico gioco da tavolo e, naturalmente, diversi elementi appartenenti alla stessa nave.

L’efebo di Anticitera, rinvenuto nel relitto, risaliva al 340 a. C. circa ed è conservato, assieme a tutto il prezioso carico della nave, presso il Museo Archeologico di Atene
in foto: L’efebo di Anticitera, rinvenuto nel relitto, risaliva al 340 a. C. circa ed è conservato, assieme a tutto il prezioso carico della nave, presso il Museo Archeologico di Atene

Fondamentale è stato l'uso di rilevatori per individuare la presenza di oggetti sepolti dalla sabbia: il team di archeologi subacquei ha potuto così recuperare un'anfora intatta, un anello e due ancore di piombo, che probabilmente indicano il punto in cui si trova la pura della nave, frammenti di scafo in piombo, un bel lagynos (una brocca), la base di una statuetta in pietra, con 12 fori riempiti di un materiale non ancora identificato.

Ricerche subacquee

Per il recupero di questa cinquantina di manufatti è stato necessario scavare una serie di nove canali sottomarini nel letto di sabbia con una draga che funzionava grazie ad una pompa sommergibile.

(Photo by Brett Seymour, EUA/ARGO, via WHOI)
in foto: (Photo by Brett Seymour, EUA/ARGO, via WHOI)

Ma il lavoro è ancora molto lontano dall'essere portato a termine: ogni piccola traccia può essere determinante per ottenere informazioni sulla nave e sul suo ultimo viaggio; oltretutto alcuni reperti potrebbero essere stati portati fuori dalla nave ed essersi dispersi nei paraggi, il che amplia notevolmente l'areale delle ricerche. E poi, chissà, magari si potrebbe sperare di trovare qualche altro pezzo della Macchina di Anticitera (anche se per questo le possibilità sono scarsine).