Gli ultimi tre giorni di gennaio o gli ultimi due più il primo di febbraio sono i cosiddetti “Giorni della Merla”, che in base ad alcune tradizioni popolari dovrebbero essere quelli più freddi dell'inverno e dunque dell'intero anno. Ma si tratta appunto di racconti folcloristici, che non hanno nulla a che vedere con la scienza meteorologica e la climatologia; com'è facile intuire, dunque, i “Giorni della Merla” non sono affatto i più freddi dell'anno, e anche nel caso in cui dovessero esserlo, questa condizione sarebbe soltanto una pura e semplice casualità. Del resto, statisticamente, in Italia i giorni più freddi – di norma – cadono nella prima decade del mese di gennaio, ma anche in questo caso vanno fatti dei distinguo a livello regionale, in particolar modo tra Nord e Sud, a causa dell'influenza del mare e di altri fattori. Insomma, siamo innanzi a una vera e propria leggenda, che affonda le sue radici in antichissimi racconti, soprattutto del Nord Italia. Ma perché si chiamano proprio “Giorni della Merla”?

La merla e Gennaio dispettoso

Ci sono diverse versioni di questa peculiare leggenda invernale, delle quali le più fiabesche coinvolgono proprio l'uccello (Turdus merula), il passeriforme più diffuso in Italia e nel resto dell'Europa. Una di esse ha come protagonisti una merla con i suoi pulcini – tutti caratterizzati da un candido piumaggio – e un mese di Gennaio permaloso e dispettoso, che inizialmente aveva una durata di soli 28 giorni. La merla, esasperata dal freddo e stanca di fare scorte di cibo per affrontare il rigido mese con i suoi piccoli, chiese a Gennaio di durare un po' di meno dei suoi “canonici” 28 giorni. In tutta risposta, Gennaio, risentitosi per la richiesta, disse all'uccello che non sarebbe durato un minuto di meno. La merla gli rispose che l'anno successivo avrebbe fatto scorte di cibo ancora maggiori per superare indenne il gelo. Gennaio non la prese bene, e decise di pianificare una vera e propria trappola: chiese in prestito a Febbraio tre giorni per durare più a lungo, durante i quali avrebbe dato il meglio di sé per scatenare tormente di neve, gelate e altri fenomeni meteorologici nefasti, che avrebbero messo a rischio la sopravvivenza della famigliola. Ancor più subdolo, Gennaio avrebbe scatenato la sua ira proprio non appena i merli avessero messo il becco fuori dal nido. E così fece. La merla e i piccoli, colti di sorpresa, sarebbero volati all'interno di un comignolo per proteggersi, e fu così che il loro piumaggio, da candido, sarebbe diventato per sempre scuro, a causa della fuliggine.

Una merla. Credit: Andrea Centini
in foto: Una merla. Credit: Andrea Centini

Come specificato, esistono diverse varianti di questa favola. In una, ad esempio, i merli sono tutti neri come i maschi, e la fuliggine del camino avrebbe ingrigito la merla e i piccoli dando loro il caratteristico colore criptico. In questi uccelli, infatti, c'è un evidente dimorfismo sessuale, dove i maschi risultano neri con becco arancione, mentre le femmine e i pulcini sono marroni, un piumaggio che permette loro di mimetizzarsi con l'ambiente circostante e all'interno del nido. È un adattamento che presentano moltissime altre specie di uccelli. In altre varianti della storia è coinvolto anche il merlo maschio, e talvolta uno degli adulti muore a causa della cattiveria di Gennaio; il risultato è sempre il piumaggio cambiato e il mese che inizia a durare tre giorni in più.

Un merlo maschio col suo piumaggio tipicamente nero. Credit: Andrea Centini
in foto: Un merlo maschio col suo piumaggio tipicamente nero. Credit: Andrea Centini

Le leggende del Po

Oltre alle favole con gli uccelli, esistono altre leggende alla base dei “Giorni della Merla”. Una delle più famose riguarda un cannone chiamato “La Merla”, secondo quanto scritto da Sebastiano Pauli nella metà del XVIII secolo. Alcuni soldati avrebbero dovuto trasportare il cannone al di là del Po, e per farlo attesero diligentemente i giorni più freddi dell'anno, durante i quali le acque si sarebbero ghiacciate e avrebbero permesso il passaggio. Ciò sarebbe avvenuto proprio negli ultimi giorni di Gennaio; da qui l'origine della tradizione. Un altro racconto ha come protagonista una nobildonna di Caravaggio, la Signora “de Merli”, che per congiungersi col marito sull'altra sponda del Po dovette attendere che il fiume gelasse; anche in questo caso, l'evento si sarebbe verificato negli ultimi, gelidi giorni di gennaio, i giorni della Merla, appunto.