Un team internazionale di astronomi coordinato dall'Istituto Niels Bohr (NBI) dell’Università di Copenhagen (Danimarca) ha scoperto grazie al Telescopio Spaziale Hubble una galassia ‘morta' dell'Universo primordiale, la cui struttura e composizione mette in crisi la più accreditata teoria astrofisica sugli scontri galattici e la formazione stellare. La galassia, il cui nome tecnico è MACS2129-1, si trova a ben 10 miliardi di anni luce da noi, dunque ciò che noi possiamo osservare è la ‘fotografia' di un oggetto legato a un Universo ‘giovanissimo', ad appena 3 miliardi di anni dal Big Bang.

Curiosamente, la galassia all'epoca aveva già smesso di produrre stelle da un miliardo di anni, ed è per questo che gli astronomi l'hanno definita ‘morta'. Sono note altre galassie in questo stato, ma quella intercettata da Hubble ne sfida i principi poiché possiede caratteristiche del tutto analoghe alle galassie giovani e in piena fase di produzione stellare, come la nostra Via Lattea. Innanzitutto MACS2129-1 ha una forma discoidale e a spirale, esattamente come la nostra galassia, mentre tutte le galassie morte conosciute sono ellittiche e sferoidali, inoltre le stelle al suo interno sono distribuite in maniera ordinata e non disordinata, come avviene nelle tipiche galassie che smesso di produrre stelle.

La galassia ’morta’ distante ben 10 miliardi di anni luce
in foto: La galassia ’morta’ distante ben 10 miliardi di anni luce

Altri dettagli caratteristici sono la sua massa e le sue dimensioni, rispettivamente il triplo e la metà della Via Lattea, mentre un aspetto ancor più curioso risiede nella velocità delle stelle prossime al centro galattico, che viaggiano a ben 500 chilometri al secondo, il doppio degli astri presenti nella nostra galassia. Tutti questi dati suggeriscono che siamo innanzi a un oggetto celeste davvero unico, le cui caratteristiche cozzano soprattutto con la teoria degli scontri galattici. In parole semplici, gli astronomi ritengono che solo un evento catastrofico è in grado di trasformare una galassia a spirale in una sferoidale, determinando la fine dei processi di formazione stellare e ridistribuendo – in modo disordinato – le stelle originarie al centro, ma MACS2129-1 risulta essere ‘morta' pur mantenendo le caratteristiche giovanili.

Il team di ricerca, del quale fanno parte anche gli astrofisici italiani dell'INAF Anna Gallazzi e Stefano Zibetti, continuerà a raccogliere dati per scoprirne di più, ma passi in avanti concreti potranno essere fatti solo col lancio di nuovi dispositivi, come l'attesissimo James Webb Telescope. Particolarmente affascinante è stata anche la tecnica sfruttata per analizzare un oggetto celeste così lontano, ovvero quella della lente gravitazionale in combinazione con i dati raccolti dallo spettrografo Xshooter del VLT dell'ESO. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati su Nature e sul sito della NASA.

[Immagini di NASA, ESA, Z. Levy e M. Postman (STScI), S. Toft, team CLASH]