Credit: Underwater Ireland–Youtube
in foto: Credit: Underwater Ireland–Youtube

I fiumi delle grandi città sono talmente inquinati dalla cocaina che stanno mettendo in serio pericolo la sopravvivenza delle anguille europee (Anguilla anguilla), una specie di pesce già minacciata di estinzione. A dimostrarlo un team di ricerca italiano composto da studiosi del Dipartimento di Biologia dell'Università di Napoli Federico II e del Dipartimento di Chimica e Biologia dell'Università di Salerno.

Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Anna Capaldo, hanno preso 150 animali e li hanno posizionati in vasche diverse. In una di esse le anguille sono state messe a contatto con acqua contenente la medesima concentrazione di cocaina rilevata nei grandi fiumi europei, come il Tamigi. Al termine dell'esperimento, che è durato 50 giorni, i biologi hanno sezionato gli animali per analizzare gli effetti della sostanza stupefacente sul loro organismo.

Capaldo e colleghi hanno evidenziato che la droga si era insinuata nel loro cervello, nel grasso, nella pelle, nei muscoli, nelle branchie e in altri tessuti. Quello più danneggiato è risultato essere il tessuto muscolare, che ha presentato lesioni paragonabili a quelle di una patologia chiamata rabdomiolisi, dove i muscoli sono esposti a grande facilità di rottura. Per questi pesci si tratta di un problema gravissimo, dato che si riproducono tutti quanti soltanto in un punto sulla Terra, il Mar dei Sargassi, che raggiungono dopo una estenuante migrazione di migliaia e migliaia di chilometri. Con i muscoli compromessi dalla droga, è possibile che molti di essi non riescano a raggiungere questo luogo. Le anguille sono già in pericolo critico di estinzione, inserite con codice CR nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

“Abbiamo scelto le anguille perché sono considerate in pericolo di estinzione e per il fatto che sono pesci molto grassi, il che favorisce l'accumulo delle sostanze", ha sottolineato all'ANSA la dottoressa Capaldo. "Questi animali – ha aggiunto la biologa – affrontano migrazioni anche di 6mila chilometri, che richiedono riserve di energia e muscoli in perfetta salute per essere completate”.

La preoccupazione dei ricercatori non è rivolta soltanto al futuro delle anguille, ma anche a quello di tutti i pesci stanziali dei fiumi inquinati, dove i metaboliti della cocaina rappresentano soltanto una parte delle sostanze presenti, tra metalli, altre droghe, farmaci e molto altro ancora. Per determinarne gli effetti su questi animali e sull'uomo che se ne nutre saranno condotti altri studi ad hoc. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science of the Total Environment.