A causa della cosiddetta rotazione sincrona, un fenomeno per il quale il periodo di rotazione di un oggetto celeste dura quanto quello di rivoluzione, la Luna rivolge alla Terra sempre la stessa faccia, quella che possiamo ammirare (quasi) tutte le sere alzando gli occhi al cielo. Essa è caratterizzata da crateri, catene montuose e affascinanti “mari” lunari o maria, quelle ampie chiazze scure ben visibili anche ad occhio nudo (meglio ancora con un binocolo o un piccolo telescopio). Nell'antichità si credeva che fossero dei veri e propri mari, analoghi a quelli presenti sulla Terra, tuttavia già gli astronomi di un secolo fa intuirono che si trattava di tutt'altro, verosimilmente di materiale di origine vulcanica, come poi è stato effettivamente dimostrato.

L'aspetto curioso di questi mari lunari risiede nel fatto che essi occupano ben il 31 percento della faccia rivolta verso la Terra, mentre sulla faccia nascosta ne ricoprono soltanto l'1 percento. In passato si riteneva che entrambi i lati della Luna avessero il medesimo aspetto, ma quando giunsero le prime immagini di quello nascosto – negli anni '50 del secolo scorso – gli scienziati rimasero sorpresi dalla notevole differenza, rimasta a lungo un affascinante mistero. A svelarne il segreto è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università della Florida, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Earth-Life Science Institute presso l'Istituto di Tecnologia di Tokyo, del Carnegie Institution for Science, del Johnson Space Center della NASA e dell'Institute of Meteoritics dell'Università del New Mexico. Gli scienziati, coordinati dal professor Stephen M. Elardo, docente del Dipartimento di Scienze Geologiche dell'ateneo di Gainesville, hanno trovato una risposta analizzando le proprietà delle rocce magmatiche “KREEP”, il cui nome è l'acronimo di potassio (K), terre rare (REE) e fosforo (P)

Le KREEP sono rocce tipiche dei mari lunari (le missioni Apollo ne hanno riportate circa 400 kg), la cui colorazione scura è legata agli eventi di vulcanismo. Alcuni elementi chimici di queste rocce sono presenti in forma isotopica, sono radioattivamente instabili e possono produrre calore quando si rompono. Il calore in aumento abbassa la temperatura di fusione delle rocce e catalizza di conseguenza l'attività vulcanica. Essa si sarebbe verificata molto più intensamente sulla faccia visibile della Luna proprio perché qui si trova la maggior concentrazione di elementi radioattivi, come l'uranio e il torio, determinando la differenza nell'aspetto dei due lati.

Questa particolare distribuzione asimmetrica degli elementi radioattivi e dell'attività vulcanica che ne è derivata, secondo gli autori dello studio ha influenzato l'intera evoluzione della Luna. Simili asimmetrie potrebbero essere presenti anche in altre lune del Sistema solare. I dettagli della ricerca “Early crust building enhanced on the Moon’s nearside by mantle melting-point depression” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica specializzata Nature Geoscience.