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7 Settembre 2021
18:23

Feci più grandi e flatulenza per vegetariani e vegani, scienziati: “È segno di dieta e colon sani”

Mettendo a confronto gli effetti sull’attività intestinale di due modelli alimentari, uno mediterraneo incentrato sui vegetali e uno “occidentale” con poca frutta e verdura, un team di ricerca spagnolo ha determinato che chi segue una dieta vegetariana/vegana produce feci di dimensioni maggiori ed emettei più peti nell’arco della giornata. Ma è un’ottima notizia, poiché è il risultato dell’attività di batteri “buoni” che proteggono da cancro, diabete e malattie cardiovascolari.
A cura di Andrea Centini
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Chi segue una dieta totalmente o principalmente a base di prodotti vegetali, come quella vegetariana e vegana, produce feci di dimensioni maggiori e ha una flatulenza più marcata, con un numero superiore di peti emessi nell'arco della giornata. Sebbene questi effetti collaterali possano apparire come “spiacevoli” e una fonte di disagio, soprattutto nell'ottica della socialità, in realtà dal punto di vista squisitamente medico-scientifico sono il risultato di un processo biologico positivo e rappresentano un sintomo di benessere intestinale. La ragione è semplice: peti più frequenti e feci più grandi derivano dall'azione della flora batterica “buona”, impegnata nella scomposizione e nell'elaborazione delle fibre vegetali, notoriamente salutari per il nostro organismo.

È noto a chiunque che alimenti di origine vegetale come frutta, verdura e soprattutto legumi – come i fagioli popolarmente accostati alla flatulenza – sono legati a un'attività intestinale più sostenuta, ciò nonostante sono poche le ricerche che hanno indagato a fondo sulla questione e quantificato gli effetti dei diversi modelli alimentari. A determinare quanto una dieta incentrata su cibi vegetali può influenzare le dimensioni delle feci, l'emissione di peti e altre funzioni intestinali è stato un team di ricerca spagnolo guidato da scienziati dell'Ospedale universitario Vall d'Hebron – Centro di ricerca biomedica nella rete delle malattie epatiche e digestive (Ciberehd) e dell'Università Autonoma di Barcellona, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Microbiologia e Biochimica dell'IPLA-CSIC, dell'Istituto di ricerca sanitaria delle Asturie e del Servizio di metabolomica – Laboratorio di cibo e salute, gruppo di qualità, sicurezza e bioattività degli alimenti vegetali (CEBAS-CSIC). Gli scienziati, coordinati dalla dottoressa Claudia Barber, ricercatrice presso l'Unità di ricerca sull'apparato digerente del nosocomio catalano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver confrontato gli effetti di due modelli alimentari in un gruppo di 18 uomini, tutti in salute e con un'età compresa tra i 18 e i 38 anni.

I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: il primo ha dovuto seguire per due settimane una dieta mediterranea incentrata principalmente su prodotti di origine vegetale; il secondo una dieta “occidentale” con poca frutta e verdura. Al termine delle due settimane, dopo un periodo di pausa, i due gruppi hanno seguito i modelli alimentari invertiti per altre due settimane. Durante tutto il periodo della ricerca i partecipanti hanno condotto una serie di misurazioni e sono stati sottoposti a specifici test, per valutare le differenze nelle funzioni intestinali. Innanzitutto, con una bilancia di precisione, i volontari sono stati tenuti a pesare le proprie feci. Coloro che seguivano il modello alimentare vegetariano producevano feci sensibilmente più grandi rispetto agli altri, di circa il doppio (una media di 200 grammi al giorno invece che 100 grammi). La ragione di questo peso supplementare risiede nella biomassa di “batteri buoni” stimolati dal consumo della fibra vegetale, acqua e fibra vegetale non digerita.

Attraverso un contatore portatile i partecipanti hanno inoltre registrato quanti peti emettevano ogni giorno; la media giornaliera è stata di sette in più per coloro che seguivano il modello vegetale. Attraverso un curioso esperimento con palloncini montati nel retto dei partecipanti, gli scienziati hanno anche determinato che ogni peto del gruppo vegetariano aveva il 50 percento di gas in più. Questo processo è del tutto normale poiché i gas intestinali come metano, anidride carbonica e idrogeno vengono prodotti proprio dall'elaborazione della flora batterica intestinale mentre elabora le fibre vegetali. Il cattivo odore dei peti è invece dovuto a composti come l'acido butirrico, l'acido solfidrico e il solfuro di carbonile che derivano dalla degradazione delle proteine. I batteri coinvolti nell'elaborazione delle fibre vegetali sono considerati "buoni" poiché rilasciano specifici acidi grassi chiamati a catena corta che hanno diverse funzioni protettive: riducono infatti il rischio di cancro, malattie cardiovascolari e diabete, con effetti benefici su colesterolo e glicemia. “La nostra idea occidentale che emettere peti sia un segno di qualcosa che non va è totalmente falsa”, ha dichiarato a Newscientist la professoressa Rosemary Stanton, docente di scienze della nutrizione e dietista presso l'Università del Nuovo Galles del Sud a Sydney (Australia). Nella maggioranza dei casi “è un segno di una dieta sana e di un colon sano”, ha chiosato la scienziata, non coinvolta nello studio spagnolo. I dettagli della ricerca “Differential Effects of Western and Mediterranean-Type Diets on Gut Microbiota: A Metagenomics and Metabolomics Approach” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Nutrients.

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