Le mosche e i mosconi sono molto più pericolosi di quanto sospettiamo poiché trasportano centinaia di specie differenti di batteri, alcuni dei quali provocano gravi malattie nell'essere umano. Lo ha determinato un team di ricerca internazionale guidato da studiosi dell'Università Federale di Rio De Janeiro (Brasile), dell'Università Statale della Pennsylvania (Stati Uniti) e dell'Università Tecnologica Nanyang di Singapore. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Ana Carolina Junqueira, docente di genomica presso l'ateneo brasiliano, hanno fatto emergere la sottostima del pericolo dopo aver analizzato a fondo il DNA del microbioma trasportato da 116 mosche e mosconi, raccolti in tre diversi continenti.

Questi insetti, com'è noto, utilizzano il materiale fecale e in decomposizione per nutrirsi e far crescere le larve, dove vengono continuamente in contatto con i batteri. Dall'analisi delle singole parti del corpo,  è emerso che zampe e ali sono quelle più ricche di agenti patogeni. Tra le “sorprese” individuate dai ricercatori vi è l'Helicobacter pylori, trovato in 15 mosconi brasiliani. Si tratta di un batterio responsabile di gastriti, difficoltà digestive, infiammazioni e ulcere intestinali, la cui trasmissione, sino ad oggi, non era mai stata associata a questi insetti. Già vettori di salmonella, antrace, tubercolosi, colera, febbre tifoide e altre malattie, oltre che di parassiti patogeni come ossiuri e tenie, mosche e mosconi sono dunque molto più insidiosi di quanto crediamo, quando si posano sul nostro cibo. Basti pensare che il team della Junqueira ha scoperto che le mosche prelevate in campagna e nelle stalle presentano meno patogeni di quelle raccolte nelle aree urbane, un dato che smentisce il pensiero comune.

Secondo i ricercatori, la trasmissione dei patogeni da parte di questi insetti viene sottovalutata dalla sanità pubblica, e potrebbe addirittura accelerare e peggiorare una potenziale epidemia, come ha sottolineato il professor Donald Bryant, coautore dello studio. A causa della varietà di batteri trasportati, mosche e mosconi – che condividono il 50 percento del microbioma – potrebbero essere sfruttati anche per conoscere lo stato di salute di un determinato ambiente, rilasciandoli e ricatturandoli per analizzare i tipi di batteri ‘raccolti'. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports.

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