Un farmaco sperimentale è in grado di rallentare il declino cognitivo nei pazienti che soffrono di Alzheimer, la principale forma di demenza al mondo che colpisce circa 50 milioni di persone, 600mila solo in Italia. Ad annunciarlo è stata la casa farmaceutica americana Biogen, che assieme alla giapponese Eism ha messo a punto la molecola BAN2401. Testata su 856 pazienti in uno studio clinico di fase 2b durato 18 mesi, la molecola, tecnicamente un anticorpo, ha dimostrato di aggredire con efficacia le placche di beta amiloide, le proteine ‘appiccicose' che si accumulano nel tessuto cerebrale assieme ai grovigli di proteina tau e ritenute responsabili della neurodegenerazione.

Il farmaco sperimentale non ferma la malattia e non migliora le condizioni dei pazienti, come ha sottolineato il presidente della Biogen Stelios Papadopulos, tuttavia i risultati ottenuti dallo studio – in doppio cieco e con placebo – si sono dimostrati incoraggianti, dato che riesce a rallentare il declino cognitivo. In parole semplici, BAN2401 ‘pulisce' il tessuto cerebrale dalle placche di beta amiloide letteralmente sciogliendole, e i pazienti trattati hanno manifestato un beneficio statisticamente significativo nel rallentamento del declino cognitivo rispetto a quelli che hanno assunto il placebo.

Gli studiosi hanno somministrato ai pazienti coinvolti cinque dosaggi differenti, ottenendo i migliori risultati in quelli che hanno assunto la dose più alta (10 milligrammi / kg per due volte al mese). I benefici sono stati registrati a partire già dal sesto mese dall'inizio della terapia sperimentale. Tenendo presente che il tasso di fallimento della ricerca sull'Alzheimer è superiore al 99 percento, e che hanno gettato la spugna numerose case farmaceutiche che avevano progettato molecole promettenti, il risultato di Biogen è un passo in avanti notevole contro la demenza. Non a caso le azioni della società sono schizzate alle stelle dopo l'annuncio dei risultati positivi, che verranno presentati in modo esaustivo nelle prossime settimane. Il primo appuntamento papabile è l'Alzheimer’s Association International Conference che si terrà a Chicago tra il 22 e il 26 luglio.

Fortunatamente la molecola ha dimostrato di essere ben tollerata dai pazienti, laddove gli eventi avversi evidenziati – da lievi a moderati – sono scaturiti più dall'infusione che dal farmaco stesso. Benché la ricerca su questa malattia stenti a dare risultati significativi, recentemente un team di ricerca americano del MassGeneral Institute for Neurodegenerative Disease (MIND) e della Scuola di Medicina dell'Università di Harvard ha dimostrato un possibile legame tra la formazione delle placche di beta-amiloide e il virus dell'herpes. L'accumulo di questa proteina sarebbe il risultato di una risposta immunitaria dell'organismo per proteggere il cervello dall'infezione del virus.