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7 Settembre 2020
12:26

Fare uso di cannabis dopo il lavoro non altera la produttività, lo dimostra uno studio

Analizzando i dati di 281 impiegati e quelli dei loro supervisori, due scienziati americani hanno determinato che consumare cannabis dopo il lavoro non influenza negativamente la produttività. Farlo prima e/o durante le ore lavorative ha invece un impatto significativo su concentrazione, capacità di problem solving, tempi per portare a termine un compito, lavoro di squadra e così via.
A cura di Andrea Centini
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Fare uso di cannabis dopo una giornata di lavoro non influenza negativamente quella successiva: la marijuana, infatti, non intacca la produttività, la capacità di problem solving, la concentrazione e altre “skill” richieste per portare a termine – e con profitto – il proprio impiego. Ma questo vale appunto solo se la si fuma dopo il lavoro, poiché farlo prima o addirittura durante le ore lavorative presenta invece molteplici effetti negativi.

A dimostrare questo legame tra consumo di cannabis e conseguenze sul lavoro sono stati i due scienziati americani Jeremy B. Bernerth e H. Jack Walker, rispettivamente docenti presso il College of Business dell'Università Statale di San Diego (California) e del Dipartimento di Management dell'Università di Auburn (Alabama). I due scienziati hanno deciso di indagare sull'impatto della cannabis nel mondo del lavoro perché sempre più Stati negli Stati Uniti e in altre parti del mondo – come in Canada – hanno iniziato a regolarizzarne il commercio per uso ricreativo.

Per rispondere alla domanda se la cannabis avesse o meno conseguenze dirette sull'attività lavorativo, Bernerth e Walker hanno coinvolto nello studio 281 lavoratori dipendenti e i loro diretti supervisori, che conoscevano perfettamente i dati sulle prestazioni lavorative. Incrociando tutte le informazioni, è emerso chiaramente che consumare cannabis prima e durante il lavoro influenzava negativamente la capacità di svolgere correttamente le proprie mansioni. La cannabis aveva un impatto negativo anche sui cosiddetti “comportamenti di cittadinanza”, come la partecipazione attiva al lavoro di squadra e le probabilità che i dipendenti coinvolti nello studio aiutassero i colleghi a completare i compiti assegnati.

In linea generale, fumare cannabis prima e durante il lavoro ha avuto un impatto negativo su concentrazione e capacità di problem solving, allargando in modo significativo i tempi per concludere un compito. Questo si verificava anche perché i fumatori trascorrevano più tempo a “sognare ad occhi aperti”. Come indicato, tuttavia, se la cannabis veniva fumata al termine della giornata di lavoro, in quello successivo non venivano riscontrati peggioramenti (o miglioramenti) nelle prestazioni lavorative, verosimilmente perché l'effetto “ricreativo” della sostanza stupefacente si era esaurito diverse ore prima.

In un articolo pubblicato su The Conversation, il professor Ian Hamilton – un esperto di dipendenze dell'Università di York – ha sottolineato che dal punto di vista dell'impatto del lavoro, la cannabis potrebbe essere “migliore” dell'alcol. Lo scienziato ha citato studi nei quali viene evidenziato come l'alcol peggiori le prestazioni anche quando consumato dopo la giornata di lavoro. La nuova ricerca risulta tuttavia limitata poiché non erano note le dosi di cannabis, la frequenza del consumo, le concentrazioni di principio attivo e se oltre a questa sostanza gli impiegati coinvolti facessero uso o meno di altro, che potrebbe a sua volta aver influenzato i risultati della ricerca. Saranno dunque necessarie ulteriori indagini per capire davvero se e in che modo la cannabis influenza la produttività sul lavoro. I dettagli della ricerca “Altered States or Much to Do About Nothing? A Study of When Cannabis Is Used in Relation to the Impact It Has on Performance” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Group & Organization Management.

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