12 Aprile 2019
10:25

Fallita la prima missione privata sulla Luna: la sonda Beresheet si è schiantata

A causa di un guasto al motore principale la sonda israeliana Beresheet si è schiantata sul suolo lunare, determinando il fallimento della missione, la prima del genere progettata privatamente. Gli ingegneri sono riusciti a riallineare il propulsore della sonda durante la manovra di discesa, ma ormai era troppo tardi ed è arrivata troppo velocemente, finendo per perdere le comunicazioni e disintegrarsi.
A cura di Andrea Centini
Credit: SpaceIL/IAI/Twitter
Credit: SpaceIL/IAI/Twitter

La prima sonda privata progettata per allunare si è schiantata sulla superficie del nostro satellite, a causa di un guasto al motore principale ripristinato troppo tardi. Finisce così il sogno dei tre giovani ingegneri israeliani Yariv Bash, Kfir Damari e Yonatan Winetraub, che nel 2011 avevano annunciato di lavorare alla storica impresa. Dopo essere passati per il concorso “Google Lunar X Prize”, finito senza alcun vincitore, i ricercatori – che hanno fondato la compagnia aerospaziale privata SpaceIL – hanno ottenuto finanziamenti privati per cento milioni di dollari. Questo denaro ha permesso loro di collaborare con importanti fornitori – come la NASA e l'italiana Leonardo – e realizzare la Beresheet, la sonda-lander di 600 chilogrammi partita a bordo di un razzo Falcon 9 lo scorso 22 febbraio. Dopo aver raggiunto l'orbita lunare negli scorsi giorni, si attendeva l'allunaggio per la sera di giovedì 11 aprile, ma qualcosa è andato storto e la sonda ha interrotto le comunicazioni e si è schiantata, a un passo dal traguardo.

Cos'è successo. Durante la manovra di discesa della Beresheet, che in israeliano significa “in principio”, gli ingegneri nella sala di comando hanno riscontrato un problema di accensione al motore principale, accompagnato da altri otto piccoli propulsori. Sono riusciti a riattivarlo quando ormai era troppo tardi; la sonda è arrivata troppo velocemente finendo per schiantarsi al suolo. A rendere ancor più amaro il fallimento, il fatto che mancasse solo un passo dal successo; ad appena 22 chilometri di altezza dalla superficie lunare, infatti, aveva inviato uno scatto sibillino, nel quale era inquadrata una placca con la bandiera israeliana e con su scritto “Small Country, Big Dreams”, ovvero “Piccola Nazione, Grandi Sogni”. La sonda sarebbe dovuta allunare nel Mare Serenitatis (il Mare della Tranquillità), dove per pochi giorni – prima di restare "fritta" dalle radiazioni solari – avrebbe analizzato il campo magnetico del nostro satellite.

Nuove sfide. Nonostante lo schianto, accolto con comprensibile dispiacere da tecnici e ingegneri nella sala di comando da dove è stata trasmessa la diretta streaming l'evento, SpaceIL è stata comunque protagonista di un risultato storico, rendendo Israele il settimo Paese a portare una propria sonda in orbita attorno alla Luna. Inoltre si è trattato del primo progetto privato del genere (il governo israeliano ha donato solo 2 milioni di dollari). A incoraggiare i protagonisti di questo “successo a metà” le più alte cariche istituzionali israeliane – compreso il rieletto presidente Benjamin Netanyhau – e alcune figure di spicco dell'esplorazione spaziale, dal capo della NASA Jim Brindestine all'ex astronauta Buzz Aldrin, il secondo uomo ad aver calpestato il suolo lunare. È stato già annunciato che il programma lunare israeliano non si fermerà, e gli ideatori di Beresheet sono già pronti per prendersi una rivincita.

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