Esistono due differenti tipologie di gentilezza, quella genuina e pienamente altruistica e quella definita “strategica”, che prevede un tornaconto per chi si prodiga nell'atto di generosità. Per la prima volta, grazie a un affascinante studio condotto da due scienziati della Scuola di Psicologia dell'Università del Sussex, Regno Unito, sappiamo che queste due forme di gentilezza si manifestano in maniera biologicamente diversa nel nostro cervello, attivando specifiche aree cerebrali. In pratica, quella calda sensazione di benessere scaturita dall'essere puramente altruisti, quella che gli anglosassoni chiamano “warm glow”, esiste davvero poiché corrisponde a una risposta biologica differente da quella dell'essere gentili per interesse.

Ma come hanno fatto a dimostrare questa differenza? Jo Cutler e Daniel Campbell-Meiklejohn, docenti presso il Pevensey Building dell'ateneo britannico, hanno raccolto i dati di 36 precedenti studi nei quali 1.150 partecipanti erano stati sottoposti a risonanze magnetiche funzionali (fMRI) mentre si producevano in atti di generosità – o egoismo – con appositi esperimenti. Attraverso un'analisi dettagliata di tutte le scansioni cerebrali, gli studiosi sono riusciti a individuare le differenze biologiche tra le due forme di gentilezza di cui sopra. Quando si compie un atto di gentilezza strategica, così chiamata poiché prevede un ritorno sotto il profilo della reputazione o di un bene, si attiva l'area della ricompensa, evidenziando una maggiore attività (cioè più consumo di ossigeno) nello striato. Anche la gentilezza altruistica attiva l'area della ricompensa, tuttavia la maggiore attività viene evidenziata nella corteccia cingolata anteriore. Si tratta di una regione cerebrale in cui a livello inconscio vengono elaborati problemi e pericoli cui siamo esposti, preparando il cervello ad affrontare eventuali imprevisti.

Credit: Università del Sussex
in foto: Credit: Università del Sussex

Perché è importante sapere come agisce il cervello in base al tipo di gentilezza? Cutler e Campbell-Meiklejohn lo hanno spiegato con alcuni eleganti esempi. Immaginate di andare a casa di un vostro amico e di aiutarlo con un trasloco, o magari con la riparazione di qualcosa a cui tiene, e al termine della giornata invece di un abbraccio e un grazie ricevete da lui 5 Euro come ricompensa. Come vi sentireste? Probabilmente molto sminuiti, inoltre verrebbe a scemare quella calda sensazione piacevole – il warm glow anglosassone – che ci avvolge quando compiamo un gesto altruista senza desiderare qualcosa in cambio. Gli studiosi hanno esteso l'esempio a musei e organizzazioni di beneficenza e volontariato, che in cambio di una donazione possono offrire ricompense come sconti o piccoli doni. Ciò nel nostro cervello potrebbe trasformare un atto altruistico in un atto strategico e transazionale, e rimuovendo quella sensazione piacevole legata al gesto puramente altruistico potrebbe influenzare le nostre future azioni. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Neuroimaage.

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