Dreizehn / Thirteen

Chi ha quell'età lo sa già; chi ce l'ha avuta e non ha optato per la damnatio memoriae lo ricorderà fin troppo bene: l'adolescenza è davvero una brutta bestia sebbene, durante quei lunghi anni che ci accompagnano dalla prima pubertà all'età adulta, non ci si senta ripetere altro se non "questi sono i migliori anni della tua vita", "un giorno rimpiangerai tutto questo", "hai tutto il tempo davanti a te". Vuote parole prive di senso, per un sedicenne medio, abituato a vivere come una sfida il confronto quotidiano con la realtà: una sfida da cui c'è tanto da imparare, ma in cui a volte si vince e a volte si perde. E lì sono dolori.

Finalmente una ricerca di un'università statunitense arriverà a confortare e a dare il giusto appoggio ai nostri adolescenti: giovani, sì e con tutta la vita davanti, ma stressati, ben più stressati degli adulti. Niente spensieratezza e dimenticate la leggerezza: il cervello di un adolescente è ipersensibile e, dunque, assai incapace di lavorare ed essere produttivo giacché raggiunge molto presto livelli di sovraccarico intollerabili, ben prima di quello di un adulto. Un adolescente vive una situazione che solo ad un occhio superficiale non presenta grosse difficoltà: l'uscita dal meccanismo familiare, le prime relazioni con i coetanei, simili o diversi, sono un terreno di conoscenza che crea soprattutto turbamento, irrequietezza, angosce legate all'insicurezza ed emozioni difficili da decodificare.

Adriana Galvàn, neurologa dell'università di Los Angeles, si è dedicata ad uno studio approfondito del mondo dei teenager, ricorrendo anche alla risonanza magnetica su gruppi di volontari adolescenti: effettuata dopo una giornata valutata dai diretti interessati come estremamente stressante, l'esame ha rivelato un vero e proprio scompenso in alcune aree della corteccia cerebrale, nello specifico quella prefrontale responsabile dell'equilibrio nel comportamento e della valutazione del peso delle proprie azioni sul futuro. Lo stress, dunque, influisce enormemente sui comportamenti quotidiani dei giovani, creando, di conseguenza, problemi relazionali che alimentano maggiormente le difficoltà di un'esistenza che è fortemente imperniata sui meccanismi dell'accettazione e della ricompensa; e, in aggiunta, esso interferisce assai gravemente con la capacità di prendere decisioni.

Insomma, una vita per niente facile e a confermarcelo arrivano anche gli esami strumentali; gli adolescenti hanno un bisogno fortissimo, ed incomprensibile per un adulto, di essere accettati ma ancora non padroneggiano bene gli strumenti del comportamento e della socialità che consentirebbero loro di raggiungere questo obiettivo. Medesimo fenomeno si verifica con le pulsioni sessuali che sconvolgono completamente le percezioni dei giovani durante la pubertà; determinate dallo sviluppo biologico e neuroendocrino dei ragazzi, non vengono affiancate, per lo più, da un pari sviluppo mentale e psicologico, creando così innumerevoli difficoltà ad organizzare le emozioni in una maniera organica da cui scaturiscono frustrazione ed insoddisfazione.

Un periodo di passaggio che, dunque, è connotato dalla incertezza e dall'insicurezza, ma niente per cui valga la pena allarmarsi, sebbene sia importante non sottovalutare mai i segnali che rimandano ad altro: molto spesso queste difficoltà emotive compromettono anche le attività che dovrebbero essere ordinarie per un ragazzo, come lo studio, e questo viene spesso interpretato come una semplice mancanza di voglia. La soluzione per riuscire ad essere degli adolescenti più sereni e sicuri? La dottoressa Galvàn la propone con naturalezza, giacché è la più semplice delle soluzioni: "fermarsi a pensare un minuto prima di agire, focalizzandosi sulle possibili conseguenze del proprio comportamento". Detto così sembra facile, ma sappiamo bene che, per un vero adolescente, anche questa sarà una bella difficoltà!