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24 Marzo 2016
12:04

Esercitazione nella metro di Bruxelles poco prima degli attacchi e le altre bufale

A poche ore dall’ultimo attentato a Bruxelles i complottisti non si fanno pregare. Girano già in Rete i deliri di false flag.
A cura di Juanne Pili
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complotto bruxelles

Subito dopo l’attentato già rivendicato dall’ISIS all’aeroporto di Zaventem di Bruxelles, sono partite le ricerche del cosiddetto “uomo col cappello”. In un frame delle immagini che precedono la strage lo si vede spingere un carrello assieme ai due presunti kamikaze che indossano un solo guanto ciascuno, lì probabilmente si celava l’innesco delle bombe. Gli sciacalli al solito non mancano. C’è chi sostiene che Putin si sia già adoperato nella cattura dei responsabili. Ovviamente tutto ciò non è supportato da alcuna fonte. L’importante è fare cassa coi click facili. Maurizio Blondet ci scherza su con una rassegna stampa dei post complottari più inquietanti, compreso il collegamento tra una esercitazione alla metro di Bruxelles ed i fatti recenti, invitando i suoi lettori a "darci dentro": "Componetevi il vostro articolo complottista".

Anche i guru del complottismo sono già all’opera. Come per l’ultimo attentato di Parigi si limitano a fare allusioni, lasciando ai numerosi fan la licenza al delirio. Elencare indizi stucchevoli che dimostrerebbero il false flag (auto-attentato pianificato dal governo stesso, oppure dai servizi segreti) si è dimostrata una strategia controproducente fin dall’attentato alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo.

Perché nessuno ai vertici dei Servizi paga? Perché ci fanno vedere i filmati sbagliati? Tutto chiaro e semplice: vogliono farci accettare la creazione di un "Corpo di Polizia Europea con poteri illimitati"; i più insensibili a questo punto si chiederebbero come mai tutto questo trambusto, perché una unione di stati non dovrebbe prima o poi dotarsi di una polizia di tipo federale? I complottisti non spiegano come mai una iniziativa del genere dovrebbe risultare una pillola tanto amara da dover mettere in piedi macchinazioni simili. Il castello messo insieme dai teorici del complotto da un lato semplifica e banalizza, dall'altro copre i buchi delle sue tesi con giganti e suggestive sciarade.

Giulietto Chiesa nella sua bacheca facebook scrive:

“Prosegue l'offensiva terroristica. Di chi? Contro chi? Queste bombe sono la prosecuzione di quelle di Parigi, uno e due. Di Ankara, contro i tedeschi. Sono la prosecuzione di Colonia. Sono lo strascico del fiume di profughi. Andiamo con ordine: sono contro di noi. Contro "i popoli d'Europa". Per ridurre le loro libertà residue e le loro capacità di risposta ai soprusi dei poteri. Infatti il primo risultato, scontato, sarà la sospensione di tutte le garanzie democratiche. E' già in corso in Francia, ora sarà la volta del Belgio. Poi, dopo qualche attentato in Italia, sarà la volta dell'Italia. Noi italiani abbiamo già vissuto la stessa cosa con la strategia della tensione. Questo ci dice che non dobbiamo cadere nella trappola di guardare il dito invece della Luna. Se ci dicono che è Daesh, diffidiamo. Probabilmente è "anche" Daesh. Ma Daesh è lo strumento, e la mano (in parte), ma non la mente”.

Tra i fini analisti si uniscono i vari comitati dei fan, uno dei più agguerriti è il  "Comitato Sardo Scie Chimiche", che ribadisce un vecchio adagio complottaro: "la tecnica usata è sempre la stessa: Problema, Reazione, Soluzione".  Si prende di mira anche il filmato dell'attentato a Mosca del 2011, erroneamente scambiato con quello di Bruxelles. C'è anche chi, novello debunker, si prende il merito della scoperta.

Rosario Marcianò su Facebook scrive:

“Che motivo c’è di diffondere, attraverso i media di regime, un video riciclato da un attentato in Russia occorso nel 2011? Siamo di fronte ad un’altra sceneggiata come negli attentati di Parigi? Le agenzia di stampa, infatti, hanno subito diffuso le sequenze video di quelle che sono state spacciate come le telecamere di sicurezza dello scalo aeroportuale di Bruxelles. Peccato, appunto, che il video sia un falso, poiché mostra le esplosioni occorse nel 2011 nell’aeroporto di Mosca”.

Gli errori capitano ed i primi a farli notare sono proprio quei debunker che dovrebbero insabbiare le “scomode verità”. SkyTg24 viene colto sul fallo dai suoi stessi utenti con un tweet che mostrerebbe il video dell’attentato. Il tweet è stato rimosso, ma il collega David Puente è riuscito a salvare in tempo una copia cache. I responsabili intanto hanno pubblicato una rettifica.

Ipotesi di False Flag: background dei guru e origini

complotto

Ciò che dona a dei meri discorsi da bar la parvenza di fini analisi ha le sue basi nella convinzione che l’11 Settembre 2001 sia la madre dei False Flag. Nonostante tutti i dettagli da loro ritenuti sospetti abbiano trovato abbondanti spiegazioni, attraverso almeno otto inchieste documentate da migliaia di pagine e centinaia tra i migliori esperti al mondo.

Giulietto Chiesa che mischia assieme strategia della tensione e tesi di complotto già a partire dagli attentati dell’11 Settembre è autore del documentario “Zero”, dove si pretende di dimostrare ch’è in atto una guerra segreta dei governi contro i loro stessi popoli per riuscire a far accettare in veste democratica l’avvento di un nuovo ordine mondiale di stampo fascista. Questo documentario è stato analizzato da tempo, contiene la bellezza di 118 errori (almeno un errore al minuto) che nonostante tutto continua ad essere distribuito.

Massimo Mazzucco lo stesso può permettersi di leggere ogni dettaglio stucchevole delle vicende attuali come prova del complotto globale, forte delle presunti origini di questa guerra occulta nell’attentato al WTC e al Pentagono. Il suo documentario “Inganno globale” ha le stesse pecche di quello del Chiesa, in più si fanno notare veri e propri tagli ad arte di interviste chiave. Citiamo alcuni stralci  della premessa del suo ultimo post sui fatti di Bruxelles, il grassetto è suo:

"Riguardo alla vicinanza con l'arresto di Salah, si possono fare almeno due ipotesi: la prima è che Salah fosse al corrente dei nuovi attentati in preparazione, e che quindi si sia voluto accelerare la loro esecuzione prima che lui eventualmente parlasse. (Attenzione, questa ipotesi non significa automaticamente che il terrorismo islamico sia genuino: anche un Salah manovrato dai servizi potrebbe essere stato al corrente degli attentati in preparazione, e quindi avrebbe imposto ai manovratori una accelerazione nella loro esecuzione). La seconda ipotesi è che si sia voluto arrestare Salah poco prima degli attentati di Bruxelles, per segnare un punto a favore dell'intelligence belga, prima che questa venisse messa nuovamente sotto accusa per il fallimento (previsto e prevedibile) degli attentati odierni".

Le premesse sono sbagliate in partenza. Questo genere di attentati richiede parecchio tempo per essere pianificato. Nessun analista – di quelli veri, come lo stesso Aldo Giannuli, che non è certo "di primo pelo" nello studio della strategia della tensione – si potrebbe bere a cuor leggero una macchinazione del genere. Infatti tale ipotesi è stata subito scartata. Certamente Giannuli non esclude l'ipotesi del collegamento, ma nell'ottica di piani già previsti comunque, la cui attuazione è stata accelerata a seguito dell'arresto di Salah:

"I jihadisti vogliono che Salah venga consegnato alla Francia, perché lui ha detto che collaborerebbe solo con la giustizia belga. L'attacco è una reazione alla rottura del patto implicito di non belligeranza che secondo molti esisteva tra polizia belga e i fondamentalisti di Molenbeek".

Trattasi di "analisi delle fonti aperte", ipotesi, che non pretendono di essere verità accertate. Differenza importante tra una analisi seria – fatta da un esperto di intelligence – e una campata per aria.

Rosario Marcianò di tutti è forse il più invasato; parliamo del più seguito guru italiano della teoria delle scie chimiche attraverso il blog "Tankerenemy". Recentemente è stato rinviato a giudizio per avere pesantemente insultato la giornalista de la Stampa Silvia Bencivelli, rea di aver fatto notare quanto questo genere di tesi siano campate per aria, oltre che pericolose per la salute dell’opinione pubblica. Come la Bencivelli spiegherà in una intervista per Focus Extra, tali ingiurie hanno ispirato anche minacce da parte dei fan del guru alla sua persona.

Laurent Louis del partito “Debout les belges” è sulla stessa linea: collega i fatti di Bruxelles con l’11 Settembre 2001, sempre nell'ottica del false flag.

I precedenti: deliri a Parigi

coulibaly legato

Memorabili le tesi di complotto scaturite all’indomani dell’attentato al Bataclan, che coinvolgono i medesimi autori. Solo congetture a favore della suggestiva tesi dell’auto-attentato:

“Germania e Francia … sono nuovamente avvertite. E, con loro, Merkel e Hollande. I due leader europei che stavano cambiando rotta per uscire dal cappio americano sono avvertiti” – non mancano le affermazioni che strizzano l’occhio all’antisemitismo – “la comunità ebraica francese era stata informata ieri mattina di un attacco imminente” – Giulietto Chiesa su FB, 14 novembre 2015.

Non c’è dubbio che possano esserci state delle “soffiate”, il problema è che questo genere di informazioni intasano quotidianamente i centralini degli istituti competenti; difficile distinguere in tempo quelle utili da quelle dettate dalla mitomania.

Tutto ha origine dall’attentato  contro Charlie Hebdo. La strategia è ancora quella classica: collezionare indizi stucchevoli che non hanno una spiegazione intuitiva, considerandoli come prove inconfutabili di tesi suggestive. Teorie che cadono alla minima analisi. Si sostiene che non si vede sangue vicino al corpo del poliziotto di fede islamica Ahmed Merabet, mentre se si osservano tutte le foto è visibile eccome; si crede di vedere uno dei terroristi, Amedy Coulibaly legato ai polsi mentre si getta contro i poliziotti che lo freddano, in realtà una semplice analisi dei fotogrammi dimostra che è solo un’illusione dovuta al fatto che ad un certo punto il terrorista incrocia i polsi.

Potremmo proseguire oltre, scendendo sempre più nel pozzo senza fondo dell’analfabetismo funzionale, specialmente di chi da ancora credito a queste tesi.

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