<<enter caption here>> on December 9, 2009 in Jardim Gramacho, Brazil.

Immaginate gli enormi camion per la nettezza urbana disposti in una fila ordinata l'uno dopo l'altro: se all'interno dei loro comparti si mettesse tutta la plastica che sarà presente sulla superficie del Pianeta entro il 2050, servirebbero 3 milioni di veicoli, la cui lunga coda potrebbe fare il giro della terra circa 800 volte. Non poco per un materiale che, benché venga trattato praticamente come tutti gli altri rifiuti solidi urbani e senza particolari o specifiche attenzioni, continua ad essere prodotto (il più delle volte in omaggio al dio dello spreco) e ad accumularsi in ogni angolo del globo.

La dispersione della plastica nell'ambiente è capace di provocare danni serissimi all'ambiente, con l'aggravante dei tempi di distruzione estremamente lunghi che necessita questo materiale: basti pensare che tra un secolo, i nostri discendenti si ritroveranno tra i piedi ancora i nostri accendini e le nostre bottiglie, quasi completamente integri; e lo sanno bene anche le acque marine, dove sempre più sono le creature che rischiano la vita a causa dei micro-rifiuti che vengono spesso inavvertitamente ingeriti. Insomma, è lecito parlare già di emergenza-plastica? Di fatto sì se si considera che, tra meno di quarant'anni, avremo a che fare con circa 33 miliardi di tonnellate di rifiuti non biodegradabili, distribuite lungo tutta la superficie della Terra.

Questa è la conclusione a cui sono giunti i ricercatori della University of California di Davis che, in un articolo di Nature, mettono in guardia contro una situazione che potrebbe diventare ingestibile nel giro di pochissimo tempo e che dovrebbe spingere le autorità di ciascun singolo Paese ad iniziare a classificare la plastica come rifiuto dannoso e pericoloso: un'iniziativa che andrebbe coniugata ad una serie di politiche atte a contenere, ad esempio, la produzione della plastica per fare in modo che entro il 2050 le tonnellate di rifiuti siano "soltanto" 4 miliardi, anziché 33; e che, soprattutto, dovrebbe prevedere investimenti e ricerche per scoprire materiali più moderni, adatti alla contemporaneità e, al tempo stesso, non totalmente distruttivi dell'ambiente.