Antartide
in foto: Antartide

Un iceberg di dimensioni colossali si è appena staccato dalla piattaforma Amery nell'Antartide orientale, e ha iniziato a vagare nell'oceano. Chiamato “D-28” dagli scienziati, il gigantesco blocco di ghiaccio ha un peso stimato di 315 miliardi di tonnellate, è spesso 210 metri e occupa una superficie di 1.636 chilometri quadrati, cioè quanto le dimensioni di Roma e Venezia messe assieme, o dell'intera Londra. Nonostante si possa pensare che un simile fenomeno sia stato scatenato dai cambiamenti climatici, si tratta in realtà di un processo del tutto naturale, come sottolineato dai glaciologi della National Ocean and Atmospheric Administration (NOAA) e della Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California, che lo monitorano da anni.

Il distacco di D-28, del resto, era ampiamente atteso dagli studiosi, e si pensava in realtà che sarebbe avvenuto già tra il 2010 e il 2015. Era infatti rimasto “agganciato” alla mastodontica piattaforma Amery – la terza più grande dell'intero continente antartico – solo per una piccola porzione, tanto che i glaciologi avevano iniziato a chiamarlo affettuosamente “Loose Tooth”, ovvero “dente che sta per cadere”, proprio a causa del suo distacco imminente. Come indicato, dunque, si è trattato di un evento del tutto naturale e che avviene in modo ciclico in Antartide da migliaia e migliaia di anni, senza il contributo dell'essere umano. A colpire sono soprattutto le dimensioni del blocco di ghiaccio, dato che un distacco del genere non si verificava da più di 50 anni. “I numeri coinvolti sono enormi, ma si tratta di parte del normale ciclo di movimento dei banchi di ghiaccio, che rappresentano un’estensione della calotta glaciale. Le piattaforme di ghiaccio devono perdere massa perché continuano ad accrescersi e tendono a mantenere le stesse dimensioni”, ha dichiarato la glaciologa Helen Amanda Fricker.

Benché il distacco di D-28 non sia strettamente connesso ai cambiamenti climatici, ciò non significa che l'Antartide orientale non sia esposto ai suoi effetti, benché in misura minore rispetto all'Antartide occidentale, alla Groenlandia e al ghiaccio dell'Artico. Basti pensare che un team di ricerca britannico guidato da scienziati dell'Università di Durham ha appena scoperto oltre 65mila laghi di fusione sovraglaciali proprio nell'antartico orientale, dopo aver analizzato oltre 5 milioni di chilometri quadrati di immagini satellitari. In poco meno di 30 anni l'Antartide ha perduto 3 trilioni di tonnellate di ghiaccio, che hanno fatto innalzare il livello dei mari di 8 millimetri. L'iceberg sganciatosi tra il 24 e il 25 settembre non contribuirà direttamente all'innalzamento perché sta galleggiando, ma il suo distacco potrebbe in qualche modo favorire la penetrazione di acqua nella piattaforma madre e accelerare il processo di fusione.