La morfologia ultrastrutturale del nuovo coronavirus Credit: Centers for Disease Control and Prevention (CDC) in Atlanta, Georgia, U.S. January 29, 2020. Alissa Eckert, MS; Dan Higgins, MAM/CDC/Handout
in foto: La morfologia ultrastrutturale del nuovo coronavirus Credit: Centers for Disease Control and Prevention (CDC) in Atlanta, Georgia, U.S. January 29, 2020. Alissa Eckert, MS; Dan Higgins, MAM/CDC/Handout

Dalla Cina, dove le misure impiegate per contenere l’epidemia causata dal nuovo coronavirus (qui tutte le ultime notizie e aggiornamenti in tempo reale sulla situazione in Italia e nel mondo) stanno dimostrando di riuscire ad interrompere drasticamente la catena di trasmissione dell’infezione tra esseri umani, arrivano anche importanti contributi in termini di ricerca scientifica. Il primo focolaio di infezione è stato identificato da un gruppo di scienziati cinesi del CDC impegnati a studiare una forma di polmonite riscontrata nelle persone che nel dicembre scorso avevano visitato il mercato di animali selvatici di Wuhan, nella Provincia dell’Hubei, e a questa prima scoperta hanno fatto seguito quelle che hanno associato la causa della sindrome respiratoria acuta grave (Sars) a un nuovo patogeno virale, il Sars-Cov-2. Sempre in Cina si è giunti adesso a una nuova evidenza che permetterà di verificare se i farmaci utilizzati contro la malattia da nuovo coronavirus (Covid-19) sono realmente efficaci e di sviluppare nuove terapie anti-coronavirus.

Come è fatto l’enzima che il coronavirus usa per replicarsi

Lo studio[1], condotto dall’equipé guidata dalla ricercatrice Yan Gao dell’Università di Tsinghua di Pechino, descrive per la prima volta la struttura dell’enzima in grado di innescare il meccanismo di replicazione virale. Si tratta di una Rna-polimerasi Rna-dipendente (RpRd) codificata da alcuni virus che permette di trascrivere il genoma virale, catalizzando la sintesi dei filamenti che vengono poi tradotti dai ribosomi cellulari per l’assemblaggio della progenie virale.

La RpRd, nota anche come nsp12, svolge quindi “un ruolo centrale nel ciclo di replicazione e trascrizione, probabilmente con l’aiuto di nsp7 e nsp8 come cofattori – si legge nello studio – . Nps12 è quindi considerato il principale bersaglio per farmaci come il remdesivir (un antivirale sviluppato per la malattia da virus Ebola, ndr) che mostra il potenziale per il trattamento del Covid-19”.

La struttura di nsp12 nel complesso con i suoi cofattori nsp7 e nsp8 (figura 1) è stata determinata mediante microscopia crio-elettronica (Cryo-EM) e la sua elaborazione ha permesso di ottenere una ricostruzione 3D della polimerasi virale.

Figura 1. Struttura della Rna–polimerasi Rna–dipendente (complesso nsp12–nsp7–nsp8) di Sars–Cov–2 / Science
in foto: Figura 1. Struttura della Rna–polimerasi Rna–dipendente (complesso nsp12–nsp7–nsp8) di Sars–Cov–2 / Science

La polimerasi virale nsp12 sembra un bersaglio eccellente per le nuove terapie – proseguono i ricercatori – soprattutto perché gli inibitori esistono già sotto forma di composti come il remdesivir. Considerando inoltre la somiglianza strutturale degli analoghi nucleotidici, la modalità di legame e il meccanismo di inibizione discussi di questo studio possono quindi essere riferibili anche ad altri farmaci o altri medicinali della stessa classe, incluso il favipiravir che si è dimostrato efficace negli studi clinici”.

Con questo target – concludono gli autori della ricerca – si potrà inoltre supportare lo sviluppo di una combinazione di farmaci anti-coronavirus che potenzialmente può essere utilizzata per lo sviluppo di antivirali ad ampio spettro”.

[1] Gao Y, et al. Structure of the RNA-dependent RNA polymerase from COVID-19 virus. Science 10 Apr 2020.