Dopo anni di lavoro è stato pubblicato il primo Atlante Globale del Cancro (Pan Cancer Atlas), un'opera rivoluzionaria che punta a diventare il punto di riferimento universale per la cura di questa diffusa e poliedrica malattia. Non si tratta infatti di un semplice elenco, ma di una rinnovata catalogazione delle forme più diffuse di cancro, delle quali, grazie ad approfondite indagini genetiche, adesso sappiamo dove, come e perché si sviluppano. Ma soprattutto, adesso ne conosciamo le interconnessioni, le relazioni tra mutazioni scatenanti e geni coinvolti. Grazie a questo immenso progetto, avviato nel 2006, sappiamo che i tumori che si sviluppano sullo stesso organo possono avere profili genetici estremamente diversi fra loro, mentre quelli che aggrediscono organi distanti potrebbero avere la stessa firma genetica. Ciò si tradurrà in una rivoluzione dell'approccio terapeutico per molte neoplasie, proprio perché adesso se ne conosce l'esatta storia molecolare. In parole semplici, un trattamento per un tipo di tumore può essere efficace anche per un altro che in passato sembrava avesse tutt'altra origine.

Per comprendere la profondità del lavoro, basti sapere che assieme al lancio dell'Atlante Globale del Cancro sono stati pubblicati contemporaneamente 27 articoli scientifici, su quattro delle più autorevoli riviste che si occupano (anche) di oncologia: Immunity, Cell, Cancer Cell, e Cell Reports. Gli articoli sono suddivisi in tre categorie principali, ovvero modelli di origine cellulare, processi oncogeni e vie di segnalazione, fornendo un quadro puntuale ed esaustivo sulla nuova catalogazione dei tumori. L'Atlante è stato plasmato in seno alla Pan-Cancer Initiative, una collaborazione internazionale guidata dagli americani del National Cancer Institute (NCI) e del The National Human Genome Research Institute (NHGRI), ed è stato realizzato anche grazie al finanziamento di 300 milioni di dollari del National Institutes of Health (Nih).

Ma come è stato creato l'atlante? Gli studiosi hanno studiato i dati genetici di oltre 11mila tumori – ginecologici, mammari, gastrointestinali, renali e altri – delle 33 forme più diffuse, e dopo averne fatto emergere legami e affinità molecolare, le hanno catalogate in 28 nuovi sottogruppi, basati sulle caratteristiche genetiche. I vantaggi clinici di questa nuova classificazione sono evidenti, e non resteranno solo sulla carta. Sapendo infatti che alcuni tumori apparentemente lontani sono invece legati fra loro sotto il profilo genetico, “in alcuni casi si potranno prendere in prestito pratiche cliniche utilizzate per patologie più conosciute e applicarle a neoplasie per le quali le opzioni di trattamento sono meno definite”, ha sottolineato uno dei ricercatori della Pan-Cancer Initiative.

L'origine anatomica dei tumori passa dunque ‘in secondo piano', privilegiando come bersaglio le informazioni genetiche e molecolari. Il tutto a vantaggio della medicina di precisione e dell'immunoterapia, che beneficeranno enormemente dai dati raccolti nella più vasta e completa mappa del cancro mai realizzata.

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