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Un team internazionale di paleontologi guidati dal Carthage College di Kenosha (Wisconsin) e dalla Louisiana State University ha scoperto una nuova specie di tirannosauro, e analizzandone i reperti fossili è giunto alla conclusione che questo gruppo di dinosauri carnivori avesse una sviluppatissima rete sensoriale sul muso. Non solo. La presenza di ampie placche dermiche sulla mandibola, suggerita da analisi topografiche sulle ossa, indica che questi predatori teropodi avessero un aspetto differente da quello ‘classico', veicolato anche dal celebre Jurassic Park di Steven Spielberg.

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in foto: Scheletro di tirannosauro immagine di withejilm

La nuova specie di tirannosauro è stata chiamata Daspletosaurus horneri ed è vissuta nel tardo Cretaceo – tra i 75,2 e i 74,4 milioni di anni fa – in quello che è l'attuale Montana, un territorio ricchissimo di reperti fossili. Il predatore bipede era lungo 9 metri ed aveva affilatissimi denti lunghi quasi 25 centimetri, ma gli studiosi, coordinati dal professor Thomas Carr, nonostante l'aspetto terrificante ipotizzano che esso avesse un comportamento ben diverso da quello diffuso nell'immaginario collettivo. Questi tirannosauri sarebbero stati piuttosto amorevoli nel prendersi cura del nido e con i partner, scambiandosi vere e proprie effusioni amorose strofinandosi col sensibilissimo muso.

Le ossa del Daspletosaurus horneri
in foto: Le ossa del Daspletosaurus horneri: credit Louisiana State University

I paleontologi sono giunti a questa conclusione dopo aver comparato le ossa fossili del Daspletosaurus horneri con quelle di cinque specie di uccelli e con quelle dei coccodrilli, i loro parenti più stretti ancora in vita. Dalle analisi è emerso che questi rettili avessero una densità paragonabile di foramina nelle ossa, ovvero dei fori deputati al passaggio di nervi e vasi sanguigni. Ciò ha suggerito al team di Carr che i tirannosauri avessero una pelle molto sensibile ed irrorata. “Aver trovato una rete sensoriale complessa è di particolare interesse poiché è derivata dal nervo trigemino che ha una straordinaria storia evolutiva, portando allo sviluppo di un ‘sesto senso' in diversi vertebrati”, ha sottolineato il coautore dello studio Jayc Sedlmayr. “Questo sesto senso – ha proseguito lo studioso – è quello che permette la percezione dei campi magnetici agli uccelli migratori, la percezione dei raggi infrarossi ad alcune specie di vipere e l'orientamento dei mammiferi in base alle indicazioni delle vibrisse”. I dettagli dell'affascinante studio sono stati pubblicati su Scientific Reports.

[Immagine di Dino Pulerà]