Scheletri in un cimitero medievale di Cambridge. Credit: Unità archeologica di Cambridge / St John’s College
in foto: Scheletri in un cimitero medievale di Cambridge. Credit: Unità archeologica di Cambridge / St John’s College

Quando si parla di cancro spesso lo si chiama “malattia del secolo”, associandolo così all'epoca moderna. Del resto le sostanze inquinanti cancerogene (o potenzialmente tali) diffuse nell'ambiente e nei cibi che mangiamo sono figlie della Rivoluzione Industriale, che a sua volta ha catalizzato altre condizioni e stili di vita in grado di favorire lo sviluppo delle neoplasie. La maggiore longevità legata al benessere dei tempi moderni è sicuramente una di esse, tenendo presente che il rischio di sviluppare il cancro aumenta sensibilmente col passare degli anni, ma anche una vita più sedentaria e la diffusione dei vizi del fumo e dell'alcol possono giocare un ruolo significativo. Alla luce di queste premesse verrebbe da pensare che il cancro potesse essere piuttosto raro nel Medioevo; non a caso, fino ad oggi, le stime indicavano un'incidenza della poliedrica malattia dell'1 percento. Un nuovo studio, tuttavia, ha appena dimostrato che il cancro era molto più diffuso di quanto si ritenesse, arrivando a colpire fino al 14 percento della popolazione (perlomeno quella britannica, sulla quale è stata condotta l'indagine)

A determinare la diffusione insolitamente elevata del cancro durante il Medioevo è stato un team di ricerca britannico guidato da scienziati dell'Università di Cambridge, che hanno collaborato con i colleghi di diversi istituti. Gli scienziati, coordinati dal professor Piers Mitchell, docente presso il Dipartimento di Archeologia del prestigioso ateneo britannico, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato attraverso raggi X e tomografia computerizzata (TC) gli scheletri di 143 uomini e donne sepolti in sei cimiteri medievali siti nella città del Regno Unito e nei suoi pressi. Gli scienziati hanno preso in esame solo gli scheletri che avevano la colonna vertebrale, il bacino e i femori intatti, i siti in cui più spesso attecchiscono le metastasi del cancro.

Segni di cancro nella colonna vertebrale di un uomo del Medioevo. Credit: Jenna Dittmar
in foto: Segni di cancro nella colonna vertebrale di un uomo del Medioevo. Credit: Jenna Dittmar

Come sottolineato dal professor Mitchell e colleghi, la maggior parte dei tumori aggredisce i tessuti molli, che naturalmente non sono disponibili tra i resti delle persone decedute durante il Medioevo. Una parte dei casi di cancro, tuttavia, fa estendere le metastasi alle ossa – tra un terzo e la metà dei morti per cancro le sviluppa, spiegano gli studiosi -, per questa ragione sono andati a caccia dei segni della malattia maligna negli scheletri degli uomini e delle donne medievali. Li hanno trovati in cinque individui, con una prevalenza minima del 3,5 percento. Una delle vittime probabilmente fu colpita da una forma di cancro del sangue. Mettendo a confronto i dati moderni con quelli emersi dallo studio, il professor Mitchel e i colleghi hanno determinato che tra il 9 e 14 percento della popolazione medioevale quando perdeva la vita aveva una qualche forma di cancro. È un'incidenza molto inferiore rispetto al 40-50 percento che si rileva oggi nel Regno Unito, ma è comunque dieci volte superiore a quella ritenuta plausibile fino ad oggi.

Credit: Bram Mulder
in foto: Credit: Bram Mulder

“Utilizzando le scansioni TC siamo stati in grado di vedere lesioni tumorali nascoste all'interno di un osso che sembrava completamente normale all'esterno”, ha dichiarato in un comunicato stampa la dottoressa Jenna Dittmar, coautrice dello studio e ricercatrice del progetto After the Plague. “Fino ad oggi si pensava che le cause più significative di cattiva salute nelle persone medievali fossero malattie infettive come la dissenteria e la peste bubbonica, insieme a malnutrizione e lesioni dovute a incidenti o a guerre. Ora dobbiamo aggiungere il cancro tra le principali classi di malattie che affliggevano le persone medievali”, ha aggiunto la scienziata. I ricercatori sottolineano che dovranno essere condotte ulteriori indagini, anche per il campione limitato di scheletri analizzati. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica specializzata Cancer.