Il tetto dei sette miliardi lo abbiamo già sfondato il 31 ottobre del 2011: adesso, quindi, siamo soltanto in attesa di raggiungere la prossima cifra tonda che, entro il 2050, dovrebbe raggiungere quota dieci miliardi di abitanti per il Pianeta Terra. Decisamente andiamo incontro ad un mondo in cui staremo sempre più stretti, dove le risorse, così come siamo abituati a pensarle, scarseggeranno: la disponibilità potrebbe così essere minacciata, al pari dello sviluppo e della sostenibilità ambientale, originando squilibri sociali ancora più gravi di quelli che caratterizzano i nostri tempi.

Una crescita demografica squilibrata

A ricordare come la crescita demografica planetaria costituisca una preoccupazione non da poco per gli scienziati, e non solo, è stato il demografo Massimo Livi Bacci, nel corso di una lezione tenuta all'Accademia dei Lincei, disegnando le linee di un futuro neanche troppo lontano in cui saremo dieci miliardi di esseri umani a contenderci acqua ed energia. L'aumento di popolazione rispecchierà sempre più in pieno le differenze che ci sono tra una parte del mondo e l'altra: e così mentre nei Paesi più ricchi il saldo tra nascite e morti resterà più o meno stazionario rispetto a quello attuale, nel giro di pochi anni assisteremo ad un incremento nella crescita demografica pari al 30% nelle aree meno povere tra quelle in via di sviluppo e addirittura ad un raddoppio nei Paesi oggi poverissimi, concentrati per lo più nell'Africa sub-sahariana.

La densità di popolazione nel 2006: le zone più scure indicano una densità maggiore. Per intenderci, lì resterà invariata ma, nei prossimi decenni, aumenterà nei Paesi che al momento hanno valori più bassi, come ad esempio quelli dell'Africa Sub–sahariana
in foto: La densità di popolazione nel 2006: le zone più scure indicano una densità maggiore. Per intenderci, lì resterà invariata ma, nei prossimi decenni, aumenterà nei Paesi che al momento hanno valori più bassi, come ad esempio quelli dell'Africa Sub–sahariana

Risorse sempre più scarse

Uno sviluppo che difficilmente potrà essere "sostenibile" viste le disparità di cui soffre fin dall'inizio, ha sottolineato il professor Livi Bacci, a causa di quattro principali fattori, primo tra tutti la differenza di natalità tra Paesi molto poveri e zone sviluppate. Questo aspetto è strettamente connesso alla produzione e alla disponibilità di cibo che dovrebbe essere proporzionale alla crescita della popolazione ma parte già con un grosso deficit, dato che ad oggi sono 800 milioni le persone che soffrono la fame: c'è ragione di credere che, in un mondo più affollato, questo numero sia destinato a salire.

Il problema ambientale

Un altro aspetto preoccupante legato a questa impennata demografica, già visibile abbondantemente nel 2014, riguarda l'impatto di tutte queste persone sugli equilibri ambientali: la Terra può reggere un tale numero di individui inquinanti e deforestanti che ancora non hanno trovato del tutto la strada per accordarsi su una riduzione delle emissioni? Infine, la mancanza di un organo sovranazionale che si occupi dei flussi migratori rappresenta il quarto fattore di rischio: stando le cose così come le osserviamo nella situazione attuale, è lecito supporre che aumenteranno le persone in fuga dalla fame e dalla povertà; si aggiungano a questi i profughi del clima, abitanti delle regioni tropicali che maggiormente negli anni a venire subiranno gli effetti del riscaldamento globale e dei fenomeni meteorologici estremi da questo scatenato, e si capisce come gli spostamenti delle masse nei prossimi decenni siano anch'essi fonte di preoccupazione. La coperta, già piuttosto limitata, continuerà ad accorciarsi e a farne le spese saranno sempre gli ultimi.

Il recente disinteresse nei confronti della crescita demografica

In occasione della lezione, Livi Bacci ha ricordato come la questione demografica sia stata oggetto di attenzione nell'ambito del dibattito internazionale nel secondo dopoguerra. In passato la comunità internazionale, attraverso il sistema e gli organi delle Nazioni Unite, si è impegnata nella promozione di politiche tese a moderare le nascite, nel tentativo di raggiungere un equilibrio nello sviluppo: quando, nella seconda parte del XX secolo, il tasso di crescita annuo dei Paesi poveri ha superato il 2% si è cercato di intervenire immediatamente per evitare i rischi per la scolarizzazione dei bambini, per il lavoro dei giovani, per la produzione di cibo e gli equilibri ambientali.

L'obiettivo di una crescita sostenibile era anche nell'agenda del millennio dei Capi di Stato, proclamata nel 2000 e relativa ai quindici anni successivi: la salute delle madri e la diffusione delle politiche di controllo delle nascite dovevano essere una priorità. E invece pare che il problema della crescita della popolazione sia lentamente uscito dalla lista degli impegni improrogabili; del resto un atteggiamento analogo ha caratterizzato anche le politiche ambientali, prima attente a dare vita ad un accordo come il protocollo di Kyoto, forse uno dei più grandi successi raggiunti nel settore assieme alla messa al bando dei gas dannosi per lo strato di ozono, e successivamente sempre meno incisive a livello globale. E intanto continuiamo a crescere sempre più, mentre quello che il Pianeta ha da offrirci sembra ridursi progressivamente.