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Covid 19
9 Ottobre 2021
09:49

Drammatico aumento di depressione e ansia a causa della pandemia: 130 milioni casi in più nel 2020

L’impatto della pandemia di COVID-19 sulla salute mentale è stato catastrofico. Il più approfondito studio condotto sul tema ha rilevato che a livello globale i casi di depressione e ansia nel 2020 sono aumentati di 130 milioni, oltre un quarto in più del dato previsto se il coronavirus SARS-CoV-2 non si fosse diffuso. I più colpiti donne e giovani, soprattutto nei Paesi con ondate gravi e severe restrizioni come i lockdown.
A cura di Andrea Centini
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La pandemia di COVID-19 nel 2020 ha determinato un aumento significativo dei casi di ansia e depressione in tutto il mondo, superando di oltre il 25 percento il dato diagnostico previsto nel caso in cui non si fosse diffuso il coronavirus SARS-CoV-2. Sono stati infatti ben 130 milioni i pazienti in più colpiti da questi disturbi mentali, che hanno interessato soprattutto le donne e i giovani, in particolar modo quelli che vivono nei Paesi in cui sono state imposte le restrizioni più rigide e dove le ondate dei contagi sono state più dure. Non a caso l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva affermato più volte di una vera e propria “erosione della salute mentale” a causa della pandemia, scatenata da molteplici fattori: dalla paura del contagio alle limitazioni delle libertà personali, passando per il crollo delle certezze economiche fino alla perdita dei propri cari. Ora, grazie a un nuovo studio pubblicato su The Lancet, per la prima volta l'impatto sulla salute mentale provocato dal patogeno pandemico è stato valutato a livello globale, evidenziando una situazione drammatica che richiede interventi urgenti da parte delle istituzioni.

A condurre la nuova indagine è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della Scuola di Salute Pubblica dell'Università del Queensland (Australia), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di tutto il mondo, tutti riuniti sotto l'egida del gruppo “COVID-19 Mental Disorders Collaborators”. Gli scienziati, coordinati dal dottor Damian Santomauro, ricercatore presso il Queensland Center for Mental Health Research dell'ateneo australiano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver effettuato una revisione sistematica/meta-analisi dei dati contenuti in 5.683 studi e altre fonti che hanno valutato l'impatto della salute mentale nei diversi Paesi. Fra essi ne sono stati stati selezionati una cinquantina. Come sottolineato dai ricercatori in un comunicato stampa, la maggior parte degli studi proveniva dall'Europa Occidentale e dal Nord America (rispettivamente 22 e 14 ricerche), ma sono state incluse anche indagini condotte in Asia, negli Stati del Pacifico e dell'Europa Centrale.

Incrociando tutti i dati è emerso che l'aumento dei casi di disturbo depressivo maggiore e disturbi d'ansia era superiore nei Paesi in cui si sono registrate ondate di COVID-19 più massive e dove le restrizioni alle libertà personali – come i durissimi lockdown – sono state più prolungate e severe. Se non ci fosse stata la pandemia, i modelli matematici prevedevano che nel 2020, a livello gloabale, ci sarebbero stati 193 milioni di casi di depressione maggiore, con un'incidenza di 2.471 casi per 100mila abitanti: tuttavia, a causa della diffusione del virus ci sono stati ben 246 milioni di casi, con un aumento di 53 milioni di pazienti, pari a un + 28 percento. I due terzi dei nuovi casi di depressione dovuti alla pandemia (circa 35 milioni) riguarda le donne, contro 18 milioni di uomini. Per quanto concerne i disturbi di ansia, le stime prevedevano 298 milioni di casi (3.825 per 100.000 abitanti) a livello globale nel 2020, ma la pandemia di COVID-19 li ha fatti impennare a 374 milioni, con un aumento di 76 milioni di pazienti, pari al 26 percento in più. Anche in questo caso le donne sono risultate più colpite degli uomini (52 milioni contro 24 milioni). I giovani sono stati molto più colpiti degli adulti: il picco massimo di casi di depressione e ansia si è infatti concentrato nella fascia di età 20 – 24 anni.

Infografica sull’impatto della pandemia sulla salute mentale. Credit: The Lancet
Infografica sull’impatto della pandemia sulla salute mentale. Credit: The Lancet

“I nostri risultati evidenziano l'urgente necessità di rafforzare i sistemi per la tutela della salute mentale al fine di affrontare il crescente onere del disturbo di depressione maggiore e i disturbi d'ansia in tutto il mondo. Promuovere il benessere mentale, combattere i fattori che contribuiscono a una cattiva salute mentale che sono stati aggravati dalla pandemia e migliorare il trattamento per coloro che sviluppano un disturbo mentale dovrebbero essere al centro degli sforzi per migliorare i servizi di supporto. Anche prima della pandemia, i sistemi di assistenza sanitaria mentale nella maggior parte dei paesi erano storicamente carenti di risorse e disorganizzati nell'erogazione dei servizi. Soddisfare la domanda aggiuntiva di servizi di salute mentale dovuta alla COVID-19 sarà una sfida, ma non fare nulla non dovrebbe essere un'opzione”, ha dichiarato il dottor Santomauro.

Gli autori dello studio sottolineano che le donne sono state più colpite a causa delle maggiori probabilità di soffrire delle conseguenze sociali ed economiche innescate dalla pandemia, inoltre sono aumentate drammaticamente le violenze domestiche, soprattutto in associazione ai lockdown, costringendo le vittime a trascorrere più tempo con i violenti. I giovani, d'altro canto, hanno sofferto enormemente il distanziamento sociale, la chiusura delle scuole/università, delle attività sportive e per tutte le altre libertà personali negate. I dettagli della ricerca “Global prevalence and burden of depressive and anxiety disorders in 204 countries and territories in 2020 due to the COVID-19 pandemic” sono state pubblicate sull'autorevole rivista scientifica The Lancet.

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