Rappresentazione artistica di un disco di transizione attorno ad una giovane stella Crediti: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/M. Kornmesser
in foto: Rappresentazione artistica di un disco di transizione attorno ad una giovane stella Crediti: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/M. Kornmesser

Può capitare di osservare attorno a giovani stelle dischi di gas e polveri in rotazione dai quali si formeranno i pianeti. Tuttavia non si tratta di oggetti di facile individuazione, a causa delle grandi distanze che ci separano da essi: ecco perché gli astronomi guidati da Nienke van der Marel dell’Osservatorio di Leida, nei Paesi Bassi, si sono serviti della elevatissima risoluzione di ALMA per mappare con una precisione senza precedenti quattro dischi di transizione attorno a quattro giovani stelle.

Scrutando nei dischi di transizione

I dischi di transizione si caratterizzano per l’assenza di polvere al loro centro, nella regione più vicina alla stella: per spiegare questo tipo di formazione, gli scienziati hanno ipotizzato la presenza sia di forti venti stellari e radiazioni in grado di spazzare via o distruggere tutto il materiale dei dintorni, sia di giovani pianeti massicci che, durante il processo di formazione, avrebbero eliminato la materia; questi ultimi risulterebbero in ogni caso di difficile osservazione. Ma i potenti “occhi” di ALMA (sigla che sta per Atacama Large Millimeter/submillimeter Array ed indica il radiointerferometro situato nel deserto cileno di Atacama a 5000 metri di altezza) hanno consentito di avanzare una spiegazione più precisa.

Osservazioni dirette

Grazie alle nuove immagini ottenute, infatti, è stato possibile rilevare la presenza di grandi quantità di gas all'interno delle lacune nella polvere; lo stesso gas, però, mostrava una lacuna, anche se più piccola fino a tre volte rispetto a quella della polvere. Gli scienziati hanno concluso che questo è possibile immaginando pianeti massicci appena formati che, spazzando via il gas, hanno intrappolato particelle di polvere fino ad una distanza maggiore.

La possibilità di poter osservare direttamente il fenomeno è una grande opportunità per gli scienziati che consente anche di stabilire un confronto con i modelli di formazione planetaria.

Osservazioni precedenti avevano già dato un indizio della presenza di gas all'interno delle lacune di polvere. Ma poichè ALMA riesce a produrre un'immagine del materiale dell'interno disco, in dettaglio più fine di quanto fosse possibile finora, possiamo scartare lo scenario alternativo. Questi divari profondi indicano chiaramente la presenza di pianeti, di massa parecchie volte quella di Giove, che scavano gli anfratti mentre si muovono all'interno del disco. – Nienke van der Marel