Dopo l'avvio delle vaccinazioni anti COVID nel Regno Unito, avvenuto l'8 dicembre con l'iniezione alla signora Margaret Keenan, da alcuni giorni sono partite le somministrazioni anche negli Stati Uniti, mentre domenica 27 la campagna vaccinale avrà inizio nei 27 Paesi dell'Unione Europea. Al momento l'unica preparazione coinvolta è la BNT162b2 messa a punto dalla casa farmaceutica americana Pfizer in collaborazione con la società di biotecnologie tedesca BioNTech, e proprio le fiale di questo vaccino stanno regalando una “sorpresa” agli operatori sanitari impegnati con le iniezioni. Ciascuna di esse, infatti, dovrebbe contenere cinque dosi, ma in moltissime se ne stanno trovando sei o addirittura sette complete. Come specificato dal quotidiano “Politico” che per primo ha diffuso la notizia, grazie a queste concentrazioni extra si ritiene che dai lotti sia possibile ottenere fino a un 40 percento in più di dosi.

Si tratta di un “regalo” particolarmente prezioso nella lotta alla pandemia di COVID-19, tenendo presente che la carenza di scorte durerà a lungo per motivi squisitamente logistici. Del resto andrà vaccinata l'intera popolazione mondiale, o perlomeno quella parte di essa che accetterà – se non obbligata – di sottoporsi alla somministrazione del vaccino, e le fabbriche infialano il farmaco, pur essendo a pieno regime da tempo (da prima dell'autorizzazione), hanno comunque dei limiti produttivi che non possono essere superati. Insomma, avere delle dosi in più “a sorpresa” aumenterà il numero di persone protette dal virus prima del tempo, anticipando anche il raggiungimento dell'agognata immunità di gregge. Naturalmente gli operatori sanitari devono seguire dei rigidi protocolli e non possono utilizzare le dosi in più senza il benestare delle autorità competenti, ma come indicato a Politico da un portavoce della Food and Drug Administration (FDA) americana, l'agenzia sta comunicando che è accettabile utilizzare tutte quelle che si riescono a ottenere. L'unico limite è che queste dosi non devono provenire da due o più fiale differenti; insomma, niente “mix” da fondi di boccetta, anche per evitare rischi di contaminazioni batteriche e conservazioni inopportune.

Ma com'è possibile che in un prodotto così controllato come la fiala di un vaccino possano esserci dosi aggiuntive a “caso”? Come dichiarato al Washington Post dalla portavoce di Pfizer Sharon Castillo, “la quantità di vaccino rimanente nella fiala multidose dopo il prelievo delle cinque dosi può variare, a seconda del tipo di aghi e siringhe utilizzati”. Secondo la professoressa Erin Fox, esperta di farmaci presso l'Università dello Utah, risulta “insolito” avere una o più dosi extra nelle boccette di un vaccino, eppure è proprio ciò che sta accadendo con quello di Pfizer-BioNTech. Una di queste fiale finirà addirittura in un museo britannico gestito dallo Science Museum Group; si tratta proprio di quella dalla quale è stata estratta la dose per Margaret Keenan, la prima persona in Occidente a ricevere un vaccino anti COVID al di fuori di uno studio clinico. Sarà esposta come “pezzo forte” (assieme alla siringa) nella mostra “Medicine: The Wellcome Galleries”, che si terrà presso il Museo di South Kensington a partire da gennaio. Saranno gli ultimi due cimeli di un lungo percorso dedicato alla pandemia di COVID-19, come simbolo della svolta nella lotta al coronavirus SARS-CoV-2.