Mentre dormiamo rimuoviamo i cattivi ricordi, in particolare durante la fase REM diminuiscono i neurotrasmettitori legati allo stress, aiutando così il cervello a rendere meno dolorosi memorie e traumi.

Se il sonno riposa e rigenera il  corpo, ancor più possono i sogni; l'attività onirica è infatti fondamentale per aiutare la memoria a rimuovere, o quanto meno, rendere tenue, il dolore delle esperienze negative vissute e, addirittura, dei traumi. Dormire profondamente aiuta il nostro cervello più d'ogni altra cosa nel processo di «addolcimento» di una parte sostanziosa dei ricordi che, altrimenti, graverebbero come macigni sull'esistenza.

Durante la fase REM, quando gli occhi si muovono rapidamente, il tono muscolare si rilassa mentre l'attività cerebrale aumenta sensibilmente, infatti, il nostro cervello esamina le informazioni ricevute nel corso della giornata, le rielabora e le integra, le guarda da diverse prospettive: e, soprattutto, nel compiere questa serie di operazioni spegne i circuiti dello stress, dissociando, dunque, dai ricordi la componente emotiva che genera il dolore.

Chimicamente accade che i livelli di norepinefrina, neurotrasmettitore associato allo stress, diminuiscono bruscamente; al risveglio, dunque, le emozioni suscitate dagli eventi sgradevoli del giorno precedente, saranno molto meno forti e profonde, rese più sopportabili grazie al lavoro del cervello che ne avrà alleggerito la gravità.

Chi soffre di sindrome da disturbo post traumatico o di depressione, tuttavia, avendo un ciclo alterato del sonno, non può ricorrere a questa cura naturale per le proprie angosce: anzi, l'impossibilità di lasciare andare completamente se stessi tra le braccia di Morfeo, crea frequentemente incubi in cui le esperienze dolorose ed i ricordi traumatici, scatenati spesso anche da situazioni comuni, irrompono in tutta la loro intensità, rendendo il riposo difficile e non consentendo al cervello di depurare i ricordi dalle componenti più drammatiche.

I ricercatori dell'Università di Berkeley, in uno studio pubblicato da Current Biology, esaminando un campione di 35 giovani volontari, hanno rilevato una significativa riduzione dell'attività dell'amigdala l'area del cervello deputata alla gestione delle emozioni e, in particolar modo, della paura. Ai ragazzi sono state mostrate immagini dal forte impatto emotivo per due volte, a distanza di 12 ore l'una dall'altra esaminando le reazioni del loro cervello grazie alla risonanza magnetica; coloro i quali avevano dormito tra una sessione e l'altra, hanno mostrato una notevole attenuazione nelle reazioni emotive, a differenza di quelli che erano rimasti svegli che non avevano potuto godere dei benefici della «terapia notturna».