Women laughing together on urban rooftop
in foto: Women laughing together on urban rooftop

Le recenti dichiarazioni di Gina Rippon della Aston University al British Science Festival, riguardo al mito delle donne multitasking (capaci di fare più cose contemporaneamente) cominciano a suscitare discussioni, per lo meno nella stampa inglese.

La leggenda effettivamente continua ad essere considerata come un dato di fatto scientificamente appurato, nonostante la Rippon non faccia altro che ribadire quanto già sappiamo sulle differenze di genere, spesso dovute più a convenzioni culturali che a fattori fisiologici. Le donne possono effettivamente apparire portate per fare più cose contemporaneamente (questo non significa che debbano farle per forza tutte bene) non per motivi innati, ma perché questo è ciò che la società si aspetta da loro.

Le dichiarazioni della docente vanno anche oltre, invitando i colleghi a superare la divisione di genere nel predisporre gli studi sul cervello umano. E' pur vero che nessun fattore può essere trascurato, anche quello di genere. Non di meno avevamo fatto già presente che persino la divisione tra uomo e donna si basa prevalentemente su convenzioni, spesso dovute a millenni in cui le regole venivano dettate solo dagli uomini.

Studi controversi. Nell'aprile 2013 venne pubblicato su Psychological science uno studio intitolato Gender differences in multitasking reflect spatial ability. Attraverso due esperimenti i partecipanti completarono una sessione di multitasking con quattro compiti di monitoraggio. In entrambi i maschi hanno sovraperformato le femmine nella precisione di monitoraggio. Si riscontrò così che non vi fossero differenze significative attribuibili al genere sessuale. Per quanto siano stati pubblicati anche studi che dimostrerebbero il contrario, ovvero a conferma del luogo comune, questi non riescono a escludere l'azione dei fattori sociali nel condizionare queste differenze.