È possibile svegliarsi dall'anestesia totale nel bel mezzo di un delicatissimo intervento chirurgico? Purtroppo sì, e le conseguenze, com'è facile intuire, sono tutto fuorché piacevoli. È ciò che è accaduto a Rachel Benmayor, una donna britannica che si è risvegliata nel cuore di un parto cesareo. Inizialmente credette di essere rimasta vittima di un grave incidente stradale, a causa dei dolori fortissimi che stava provando, ma non vedeva nulla e soprattutto non poteva comunicare con chi le stava accanto, poiché immobilizzata dai farmaci. Non una bella condizione. Man mano che il risveglio procedeva e i dolori si facevano sempre più lancinanti, ha iniziato a udire delle urla, ma erano le sue, e infine accortasi della situazione è riuscita a colpire con un calcio il chirurgo di fronte a sé. L'evento, raccontato sulle pagine del Guardian, la traumatizzò a tal punto che ha dovuto seguire delle terapie psicologiche. Altre persone trovatesi nella medesima, terribile situazione, una vera e propria tortura medioevale, sono tuttavia andate incontro a disabilità permanenti.

Fortunatamente si tratta un evento estremamente raro, che oggi capita in uno o due casi al massimo ogni mille operazioni. Soltanto qualche decennio fa lo stesso tasso si registrava per cento interventi, dunque sussisteva una probabilità molto più elevata di sperimentare questa tremenda esperienza. Come suggeriscono studi statistici condotti in Gran Bretagna nel 2014, i casi individuati su tre milioni di operazioni sono stati soltanto trecento. Da interviste effettuate a pazienti americani è emerso che ogni anno sono decine di migliaia quelli che ricordano qualche dettaglio degli interventi, ma solo una frazione di essi dice di aver sperimentato dolore in qualche modo.

I motivi per cui è possibile svegliarsi durante un intervento sono molteplici, e possono dipendere anche dal fatto che l'anestesia non è ancora una “scienza esatta”, nel senso che alcuni meccanismi con cui gli anestetici agiscono sul sistema nervoso centrale non sono ancora del tutto chiari. Nel caso della sfortunata signora britannica, ad esempio, si trattò di “semplice” resistenza agli anestetici: le somministrarono una dose tripla del normale, ma non fu sufficiente. Le anestesie più leggere necessarie per determinati tipi di interventi, come alcuni di cardiochirurgia, possono aumentare fino a dieci volte il rischio di risveglio. Anche alcune tipologie di anestetico – come quelle che si iniettano nel sangue e non vanno inalati – possono aumentare il rischio. E poi c'è da considerare il fattore umano. Le persone grasse, i bambini, quelle con i capelli rossi, gli ex tossicodipententi, chi abusa di analgesici e altre categorie hanno una maggiore predisposizione al risveglio. Indubbiamente la genetica gioca la sua parte. Infine vanno considerati possibili guasti ai macchinari, perdite ai tubi e incidenti simili. Fortunatamente gli strumenti di oggi hanno sensori a sufficienza e riescono a dare un quadro preciso sullo stato di incoscienza del paziente. Ciò permette ai medici di intervenire per tempo ed evitare l'incubo che ha vissuto la sfortunata signora Benmayor 25 anni fa.

[Credit: sasint]