La Food and Drug Administration (FDA) americana, l'agenzia che regolamenta alimenti, farmaci e terapie sperimentali, per contenere la pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 raccomanda di far mantenere il distanziamento sociale anche ai propri cani e gatti. Al momento, spiegano gli esperti, non è ancora completamente chiaro come il patogeno emerso in Cina interagisca con gli animali da compagnia, pertanto l'FDA consiglia di trattare gli amici a quattro zampe “come faresti con i tuoi familiari umani per proteggerli da una possibile infezione”. Le raccomandazioni si trovano in un documento pubblicato sul sito dell'agenzia.

Ma com'è possibile far mantenere il distanziamento sociale a cani e gatti? Il consiglio generale è quello di non permettere ai propri animali di interagire con altre persone al di fuori di quelle del nucleo famigliare. Per quanto concerne “fido”, l'agenzia americana raccomanda di tenerlo sempre al guinzaglio quando si passeggia, e di mantenere una distanza di almeno 2 metri sia dalle altre persone che dagli altri animali. Andrebbero inoltre evitati i parchi per cani e tutti quei luoghi pubblici dove normalmente si radunano tante persone con cani al guinzaglio. Col divieto di assembramento e gli accessi contingentati questo rischio dovrebbe essere limitato, ma è sempre meglio pensare a mete alternative rispetto alle “solite”, laddove possibile.

I gatti dovrebbero invece essere tenuti il più possibile dentro casa, evitando che vadano a scorrazzare in giro. Essendo molto meno “controllabili” dei cani, i piccoli felini possono allontanarsi molto ed entrare in contatto con un maggior numero di animali, alcuni dei quali potenzialmente contagiati. La precauzione di tenerli a casa dovrebbe valere sempre, spiegano gli esperti, in questo modo non solo si evita che facciano un brutta fine (per altri animali o per il traffico cittadino), ma anche perché i gatti sono inseriti nella lista delle “cento specie invasive più dannose” dell'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN). Sono abili predatori e rappresentano un grande rischio per uccelli, piccoli rettili e altre specie selvatiche, delle quali ogni anno vengono sterminati centinaia di milioni di esemplari proprio a causa dei gatti.

Tornando al coronavirus, è stato osservato che i cani risulterebbero poco suscettibili al patogeno, mentre i gatti sperimentano diversi sintomi della COVID-19, l'infezione causata dal SARS-CoV-2. Tra essi gli esperti hanno rilevato febbre, difficoltà respiratorie, tosse, problemi gastrointestinali come vomito e diarrea e altri ancora, come specificato dal dottor Bruce Kornreich del Cornell Feline Health Center a Business Insider. Fortunatamente tutti i gatti ammalati di cui si è a conoscenza si sono ripresi dall'infezione. I felini in generale sembrano essere più esposti al patogeno, come dimostrano i contagi di cinque tigri e tre leoni in uno zoo di New York nel Bronx. I felini sarebbero stati contagiati da un custode del giardino zoologico, risultato positivo al coronavirus (li avrebbe infettati quando era asintomatico).

Ad oggi, come sottolinea l'FDA, si ritiene che il rischio di diffusione del coronavirus da parte degli animali domestici sia basso. È stato l'uomo ad aver contagiato i pochissimi cani e gatti trovati positivi nel mondo. Solo in un caso un gatto viveva in una famiglia all'interno della quale non c'erano persone con COVID-19. Poiché è stato dimostrato in laboratorio che la trasmissione tra gatti avvenga con una certa facilità, la raccomandazione di tenerli a casa ha dunque un senso. E dato che è l'uomo a passare il virus agli animali, gli esperti raccomandano di trattarli come si farebbe con le persone, quando si è positivi o si pensa di essere malati. Dunque niente contatti stretti ed estrema cura dell'igiene delle mani; è importante anche indossare una mascherina quando ci sono interazioni. Laddove possibile si dovrebbe chiedere a qualche parente di accudire i propri amici durante il periodo della malattia.