Realizzato un rivoluzionario dispositivo sperimentale a basso costo in grado di congelare e uccidere il cancro al seno con l'anidride carbonica. È stato pensato e progettato per salvare la vita a migliaia di donne che vivono nei Paesi in via di sviluppo a basso o medio reddito, dove i trattamenti disponibili in Occidente e in altre nazioni ricche sono troppo costosi o non facilmente raggiungibili. Il super dispositivo è stato messo a punto da un team di ricerca americano guidato da scienziati di vari dipartimenti dell'Università Johns Hopkins di Baltimora, nel Maryland.

La ricerca. Gli scienziati, coordinati dalla dottoressa Bailey Surtees, ricercatrice presso il Dipartimento di Ingegneria Biomedica dell'ateneo statunitense, non hanno creato un dispositivo completamente nuovo, ma hanno modificato il funzionamento di uno preesistente. In parole semplici, hanno fatto in modo di farlo funzionare con un gas (il diossido di carbonio o anidride carbonica) molto meno costoso e di facile reperibilità rispetto all'argon, il gas nobile che alla base dello strumento originale. “L'innovazione nella cura del cancro non significa sempre che devi creare un trattamento completamente nuovo, a volte significa innovare radicalmente terapie comprovate al fine di renderle accessibili alla maggior parte della popolazione mondiale”, ha dichiarato con orgoglio l'autrice principale dello studio.

Come funziona il dispositivo. Il dispositivo si basa sulla cosiddetta crioablazione, una tecnica efficace che congela e uccide il cancro. Un solo trattamento col dispositivo standard a base di argon può venire a costare anche 10mila dollari, una cifra immensa per Paesi a basso reddito (e non solo), dove fra l'altro l'argon non è facilmente reperibile. Surtees e colleghi hanno modificato uno di questi strumenti per farlo funzionare con l'anidride carbonica e l'hanno chiamato Kubanda, “a freddo” in Zulu. Gli scienziati hanno condotto tre distinti esperimenti: in uno hanno colpito un gel che mima dal punto di vista termodinamico il tessuto mammario umano, dimostrando che il dispositivo era in grado di raggiungere le temperature necessarie allo scopo, ovvero – 40° centigradi; nel secondo hanno eliminato carcinomi mammari nei topi, uccidendo con successo l'85 percento dei tessuti malati; nel terzo hanno colpito con precisione i tessuti del fegato di un maiale. Benché i risultati preliminari siano molto promettenti, il dispositivo è ancora in fase sperimentale e dovrà essere testato in studi più approfonditi.

Perché è rivoluzionario. Se negli Stati Uniti la sopravvivenza per il cancro al seno supera il 90 percento dei casi, in Arabia Saudita essa crolla al 64 percento, mentre in Gambia si arriva appena al 12 percento. Questo perché nei Paesi con redditi inferiori non tutti gli ospedali dispongono delle terapie migliori per i trattamenti, e quelli che le hanno sono pochi, difficili da raggiungere ed estremamente costosi. Moltissime donne, semplicemente, non possono curarsi e non hanno accesso alle terapie più adatte per combattere la patologia. Per questa ragione un terapia a basso costo e poco invasiva come Kubanda, applicabile anche in ospedali periferici dove l'assistenza medica può essere limitata, potrebbe rappresentare una vera e propria svolta per la vita di migliaia di donne. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista PloS One.