Credit: Menindee Region Community Group on the Darling River
in foto: Credit: Menindee Region Community Group on the Darling River

Centinaia di migliaia di pesci sono stati trovati morti lungo le sponde del fiume Darling, in Australia, a circa due settimane da un altro evento che ha causato il decesso di circa 10mila animali. La moria senza precedenti è stata causata da una combinazione micidiale di eventi climatici e biologici catalizzati dall'avidità dell'uomo.

Tutto ruota attorno alle modifiche dei laghi – come i Menindeee – e alle deviazioni dei flussi fiumi in alcune aree del Nuovo Galles del Sud, per fornire irrigazione alle vaste distese di campi di cotone, oltre che acqua per diverse città come Broken Hill. I lavori sono iniziati negli anni '60 del secolo scorso e ancora oggi sono in programma restringimenti dei bacini e ulteriori deviazioni fluviali. Tutto questo senza contare gli accessi illegali degli agricoltori per irrigare le proprie terre. Ciò ha portato a una drastica riduzione dei livelli dell'acqua nei vari ecosistemi.

La miccia che ha fatto scattare il disastro ecologico è legata all'ondata di siccità che ha recentemente colpito la regione, legata ai cambiamenti climatici che a loro volta dipendono da fattori antropici, come l'immissione di quantità elevatissime di gas serra nell'atmosfera. Il risultato è stata una devastante esplosione di fioriture algali tossiche, che hanno drasticamente ridotto la qualità dell'acqua, già insufficiente a garantire un'esistenza dignitosa ai pesci. Il crollo improvviso delle temperature degli ultimi giorni ha ucciso tonnellate e tonnellate di queste alghe, e i processi di decomposizione in atto hanno praticamente eliminato quasi tutto ossigeno dall'acqua. Ciò alla morte fino a un milione di pesci morti nel giro di pochissime ore.

I cittadini che vivono nei pressi del sistema del sistema Murray-Darling River indicano di non aver mai visto nulla del genere e che l'aria ha iniziato ad avere un odore nauseabondo. La scia di morte lungo chilometri e chilometri di fiumi è così impressionante che già si parla dell'estinzione di intere popolazioni di pesci; fra quelli sterminati vi sono il pesce persico dorato (Macquaria ambigua), il grosso merluzzo di Murray (Maccullochella peelii), l'aringa Bony, le orate ossute e diverse altre specie autoctone di interesse commerciale e non. Ma a rischio non ci sono soltanto i pesci e altri animali acquatici. Sono già morte numerose pecore che si sono abbeverate nell'acqua putrida, una situazione che sta scatenando il panico tra gli allevatori di bestiame e di cavalli da corsa. Chi rischia di più, tuttavia, sono i numerosissimi animali selvatici che non hanno a disposizione fonti di approvvigionamento idrico alternative.

Molti residenti puntano il dito contro il governo locale, sottolineando che se ci fossero centinaia di migliaia di koala e ornitorinchi morti (due degli animali più rappresentativi dell'Australia) invece che pesci gli interventi sarebbero ben diversi. Non è chiaro quali saranno le conseguenze per le specie coinvolte, ma l'evento è stato così devastante che quelle endemiche potrebbero essere state avviate sulla strada dell'estinzione. E come sempre, è solo colpa nostra.