Grazie alla prescrizione di farmaci per prevenire eventi cardiovascolari, il rischio di sviluppare un attacco di cuore e di morire prematuramente nei pazienti con diabete mellito di tipo 2 si è praticamente dimezzato. La somministrazione preventiva di questa classe di medicinali si è infatti standardizzata negli ultimi venti anni, ma fino ad oggi non era stato calcolato quanto fosse efficace. A tradurlo in numeri, estremamente positivi, un team di ricerca danese coordinato da scienziati dell'Ospedale Universitario di Aarhus.

Com'è noto da studi epidemiologici, le persone che soffrono di diabete di tipo 2 (circa il 90 percento delle forme di diabete) hanno il doppio delle probabilità di sperimentare un infarto del miocardio e di morire per un evento cardiovascolare, come un ictus. La presenza continuata di elevati livelli di glucosio nel sangue espone infatti a numerosi rischi per la salute: “Le maggiori complicanze derivate dal diabete possono arrecare al paziente danni anche importanti a livello neurologico, renale, oculare e cardio-cerebrovascolare”, scrive l'Istituto Humanitas.

Poiché ictus, infarto e altre condizioni sono un rischio verosimile nei pazienti affetti dalla patologia metabolica, nell'ultimo ventennio è stato cambiato in modo significativo l'approccio terapeutico da parte dei medici: oltre a contemplare una dieta più sana, attività fisica e laddove necessario farmaci quali la metformina e l'insulina, da diverso tempo prevede anche la somministrazione di farmaci atti a prevenire gli eventi cardiovascolari.

Per verificare l'efficacia di questa misura, gli scienziati guidati dalla professoressa Christine Gyldenkerne hanno analizzato le cartelle cliniche di tutti i pazienti danesi con diabete di tipo 2 sottoposti alla terapia tra il 1996 e il 2011, per un totale di oltre 210mila partecipanti coinvolti. Associando ciascun paziente diabetico a cinque soggetti sani (con la stessa età e lo stesso sesso) e incrociando tutti i dati disponibili, hanno osservato che i pazienti con diabete di nuova diagnosi (quindi trattati solo con le nuove terapie) e senza una storia di malattie cardiovascolari hanno sperimentato un rischio ridotto di infarto del 61 percento, mentre quello di morte prematura è risultato abbattuto del 41 percento.

Mettendo a confronto il rischio iniziale dei pazienti con quello della popolazione generale e valutandolo nel corso del tempo, gli scienziati hanno notato che si è ridotto progressivamente, verosimilmente perché i diabetici avevano iniziato ad assumere le medicine preventive. “Alla fine dello studio, il rischio di infarto tra i pazienti con diabete era solo marginalmente più alto (0,6 percento) rispetto alla popolazione generale”, hanno scritto in un comunicato stampa Gyldenkerne e colleghi. Il dato certificherebbe l'efficacia dei farmaci per prevenire infarto e ictus. Ad esempio, notano i ricercatori, l'uso di farmaci per abbattere il colesterolo è aumentato di dieci volte, quello di farmaci per abbassare la pressione di quattro volte e dell'aspirina del 50 percento.

“Il rischio di infarto e morte prematura tra i pazienti con diabete di tipo 2 di nuova diagnosi e senza precedenti malattie cardiovascolari è stato approssimativamente dimezzato dal 1996 al 2011. Nello stesso periodo, la differenza nel rischio di infarto e morte per i pazienti con diabete, rispetto alla popolazione generale, è stata notevolmente ridotta”, ha dichiarato la professoressa Gyldenkerne. Gli scienziati sottolineano che la loro indagine è stata solo osservativa, dunque non rileva rapporti di causa-effetto, che andranno ricercati da studi ad hoc più approfonditi. I dettagli della ricerca “Nationwide trends for myocardial infarction and mortality among patients with type 2 diabetes mellitus” sono stati presentati all'ESC Congress 2020 – The Digital Experience, il meeting della Società Europea di Cardiologia che quest'anno si sta tenendo online per l'emergenza coronavirus.