Credit: ESA – Science Office
in foto: Credit: ESA – Science Office

Gli esperti di difesa planetaria delle agenzie spaziali americana ed europea (NASA ed ESA) faranno schiantare una sonda contro un asteroide a quasi 24mila chilometri orari, con l'obiettivo di deviarlo. Si tratta di un importantissimo test per verificare la possibilità di far cambiare traiettoria a un sasso spaziale puntato pericolosamente verso il nostro pianeta. La missione, che sarà compiuta sotto l'egida del programma congiunto AIDA (Asteroid Impact Deflection Assessment), è già noto da un paio di anni, tuttavia sono emerse alcune novità che potrebbero modificare sensibilmente i risultati attesi e soprattutto le probabilità di deviare un asteroide pericoloso. Se ne è discusso in un recente convegno tenutosi a Roma, e la questione verrà approfondita in seno al meeting della difesa planetaria EPSC-DPS 2019 in corso di svolgimento a Ginevra.

Tutto ruota attorno a una missione dell'agenzia spaziale Giapponese JAXA, che recentemente ha bombardato l'antichissimo asteroide 162173 Ryugu col dispositivo SCI (Small Carry-On Impactor) sganciato dalla sonda Hayabusa 2. Il cratere lasciato dal proiettile di rame da 2,5 chilogrammi – scagliato alla velocità di 2 chilometri al secondo – sul sasso spaziale è risultato molto più grande di quello atteso dagli scienziati. Il motivo, come specificato dallo scienziato planetario Patrick Michel di CNRS coinvolto nel progetto di difesa planetaria, è legato al fatto che la regolite di Ryugu si è comportata “come sabbia”, non aveva la coesione attesa e dunque si è formato un "buco" sensibilmente più grande di quanto stimato. Ciò, ovviamente può fare una differenza enorme se si vuole provare a deviare un corpo celeste con un impatto cinetico, come quello di prova che colpirà l'asteroide Didimo B.

Il programma AIDA al momento è composto da due missioni principali: DART (Double Asteroid Redirection Test) del 2021 e HERA del 2026. La seconda analizzerà nel dettaglio i risultati della prima. La missione DART prevede di far schiantare la sonda contro l'asteroide di 160 metri Didimo B. Per gli scienziati si tratta di un ottimo banco di prova perché il corpo celeste orbita attorno a Didimo A di 780 metri (per questo è chiamato anche “Didimoon”, Didiluna); ciò, infatti, permetterà di osservare gli effetti dell'impatto della sonda sull'orbita dell'asteroide più piccolo, che compie un giro completo attorno al più grande ogni 11,92 ore. L'impatto della sonda dovrebbe modificare di qualche minuto il tempo di rivoluzione. I risultati ottenuti serviranno a capire se sarà possibile o meno deviare (e di quanto) un asteroide indirizzato verso la Terra colpendolo a tutta velocità. La missione HERA, guidata dall'ESA, effettuerà misure dettagliate del cratere lasciato dalla sonda DART e verificherà anche le variazioni nell'orbita di Didimo B.