Dian Fossey
in foto: Dian Fossey

Il suo nome è ben noto a zoologi ed etologi, meno al grande pubblico che l'ha conosciuta grazie al doodle di oggi, 16 gennaio 2014. Google ha dedicato a Dian Fossey l'immagine del proprio logo, ricordando in tal modo la vita di una delle più grandi studiose dei gorilla. La Fossey nacque a San Francisco, in California, nel 1932, appunto il 16 gennaio, e morì assassinata da mandanti non ancora noti nel 1985. Nonostante le resistenze del patrigno, si iscrisse alla facoltà di veterinaria dell'Università della California, ma – dopo aver incontrato problemi con materie come fisica e chimica – passo al San Josè State College (attualmente San Josè State University) per studiare terapia occupazionale. Laureatasi, divenne direttore del dipartimento di terapia occupazionale all'ospedale Kosair Crippled Children di Louseville, nel Kentucky.

Google omaggia così Dian Fossey
in foto: Google omaggia così Dian Fossey

Il suo interesse per il mondo animale non si era spento, ma attendeva ancora uno spazio in cui potesse esprimersi. Ad accendere l'interesse della donna per il mondo dei primati fu George Schaller, la cui lettura convinse la giovane ad autofinanziare nel 1963 un viaggio di sei settimane in Africa dal costo di 8000 dollari. Il sacrificio economico fu probabilmente ripagato dalle esperienze che la Fossey fece nel Continente Nero. Fu durante quel viaggio che fece la conoscenza prima con il dottor Louis Leakey e la moglie Mary in cerca di fossili in Tanzania e poi – soprattutto – conobbe i gorilla. I soldi finirono e il ritorno negli States fu inevitabile. Erano passati tre anni da quell'incontro in Tanzania, ma il tempo – come si suole dire – "fu galantuomo" perché riconobbe alla Fossey passione, coraggio e caparbietà. Nel 1966 Leakey offrì alla donna la possibilità di condurre un lungo studio sui gorilla africani, ovviamente in loco. E lei accettò.

E' così che comincia e finisce la vita di Dian Fossey in Ruanda. La studiosa fonda il Karisoke Research Center, nella provincia del Ruhengeri, per osservare i gorilla nel loro habitat naturale. Mentre lei realizza il suo sogno, il padre naturale George si toglie la vita nel 1968 dopo essersi risposato. Nel 1970 arriva la fama internazionale grazie al National Geographic Magazine che invia in Ruanda il fotografo Bob Campbell per documentare il lavoro di Dian Fossey (da cui è stato ricavato anche il video di seguito). Da allora la zoologa americana non solo fa conoscere i suoi studi sui gorilla, di cui diventa una delle maggiori esperte al mondo, ma rende note anche le sue battaglie contro il bracconaggio e non solo. I nemici della Fossey aumentano, infittendo la nebbia dei sospetti che seguirà la sua morte. Si oppone ai bracconieri, ma anche agli interessi di operatori turistici che non esitano a distruggere l'habitat dei gorilla per ampliare i propri resort. E poi c'erano anche gli zoo europei che foraggiavano i cacciatori di frodo e che divennero bersaglio dell'azione determinata della primatologa. Fu così che la Fossey si rivolse direttamente alle istituzioni della Comunità Europea perché cambiassero le norme riguardanti le regole sulla cattura degli animali.

In quegli anni prosegue l'attività di ricerca, che portano la donna a scrivere uno dei pilastri della manualistica sui gorilla, Gorillas in the Mis. Poi sopraggiunge una morte improvvisa nel giorno di San Silvestro. La donna venne uccisa con un machete il 26 dicembre del 1985 all'età di quasi 54 anni. Dian Fossey, abituata a chiudersi nella sua abitazione nelle ore notturne e ad usare prudenza nell'aprire la porta di casa, deve essere stata uccisa da persone che – così supporranno le autorità – doveva conoscere bene. All'inizio viene infatti arrestato tutto lo staff in cerca di esecutori o complici. Ad oggi non si sa ancora chi sia stato l'assassino della Fossey e i dubbi continuano a spostarsi dai bracconieri (il machete viene usato per uccidere i gorilla caduti in trappola). Nel Diario di un uomo-scimmia il neurobiologo-primatologo R. Sapolsky ipotizza che il mandante potrebbe essere stato lo stesso governo ruandese.

Sigourney Weaver
in foto: Sigourney Weaver

Anni dopo il lavoro di Dian Fossey resta, per giovani e vecchi zoologi, di vitale importanza. Il campo in cui lavorò la donna è oggi in fase di ricostruzione, dopo la guerra civile del 1994 che distrusse l'area e le comunità di primati lì ospitate, trasformando poi l'area in un campo profughi. I libri dedicati alla studiosa sono tanti, ma il lavoro più significativo è quello di chi ha continuato la sua opera, come Shirley McGreal che collabora con l'"International Primate Protection League" (IPPL) che coinvolse la stessa Fossey. Dopo la sua morte, le è stato dedicato un fondo destinato alla protezione dei primati, il "Dian Fossey Gorilla Fund International". La notorietà presso il grande pubblico, al di là del doodle di oggi, è giunta grazie ad un film di successo, prodotto dalla Warner Bros., Gorilla nella nebbia: la storia di Dian Fossey, in cui la studiosa viene interpretata da Sigourney Weaver, attrice di film successo come – il più recente – Avatar. Ad oggi gli esemplari di gorilla studiati dalla Fossey sono ancora minacciati da trafficanti e bracconieri.

[Foto in apertura di Mary Lynn]