Creato un promettente dispositivo che attraverso una semplice luce fluorescente potrebbe prevedere se stiamo per ammalarci di diabete e persino di malattie cardiovascolari. Lo ha messo a punto una società olandese chiamata Diagnoptics e si basa sul rilevamento dei cosiddetti prodotti di glicazione avanzata o AGE. Si tratta di proteine che si accumulano normalmente nel nostro organismo, ma che con l'avanzare dell'età e in presenza di disequilibri metabolici – come quelli scaturiti dal diabete – si depositano nei tessuti e li irrigidiscono. Poiché gli AGE riflettono la luce fluorescente in un modo peculiare, gli scienziati hanno realizzato il dispositivo (AGE reader) in grado di valutarne l'entità.

A determinare l'efficacia (presunta) dello strumento un team di ricerca dell'Università di Groningen (Paesi Bassi), che ha sfruttato i dati di circa 70mila persone coinvolte nello studio “Lifelines”, volto a comprendere i differenti processi di invecchiamento. I partecipanti, tutti liberi da diabete e patologie cardiovascolari, sono stati sottoposti a uno screening con la luce fluorescente sulla pelle (autofluorescenza) tra il 2007 e il 2013. A 4 anni di distanza dall'esame i ricercatori coordinati dal professor Bruce H. R. Wolffenbuttel hanno condotto un'indagine statistica cercando associazioni tra AGE, malattie cardiovascolari, diabete e mortalità.

Dall'analisi dei dati è emerso che 1056 partecipanti (1,4 percento) avevano sviluppato diabete di tipo 2; altri 1258 individui (1,7 percento) hanno avuto una diagnosi di patologia cardiovascolare; mentre 928 (1,3 percento) erano morti. Tutti quelli coinvolti in questi tre gruppi avevano valori AGE (calcolati dal lettore Diagnoptics) più elevati rispetto ai partecipanti rimasti in salute. Benché possa trattarsi di uno strumento potenzialmente rivoluzionario, diversi ricercatori ritengono che simili screening debbano essere eseguiti solo se vi è assoluta certezza della diagnosi. In caso di falsi positivi o valori controversi, infatti, le persone potrebbero essere spinte a curarsi quando in realtà non ne avrebbero bisogno. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Diabetology.