Il funzionamento imperfetto di un recettore che aiuterebbe a raggiungere la sospirata pace interiore potrebbe essere all origine del disturbo dell umore più conosciuto, la depressione

Un cervello sempre in tensione è un pericolo per la salute: lo sanno bene tutti coloro ai quali è stato consigliato, almeno una volta nella vita, di «spegnere la mente» e porre fine alle continue ruminazioni e riflessioni. Solo che, per le persone affette da sindrome depressiva, quello che è un semplice suggerimento ed un'esortazione per raggiungere più velocemente la strada per il benessere, sembrerebbe essere il segreto per giungere ad una cura definitiva del proprio male: il cervello delle persone depresse, infatti, è sempre in attività ed impossibilitato a riposare. Mai riesce a raggiungere la condizione di pace interiore e tranquillità necessaria affinché i pensieri possano vagare liberamente ed in leggerezza, quando doveri, impegni e preoccupazioni non gravano pesanti scandendo il ritmo delle giornate.

Il ruolo dei recettori della serotonina – Un recente studio, curato da un gruppo di ricercatori della Medical University of Vienna e pubblicato dalla rivista PNAS, ha analizzato il ruolo del recettore serotoninergico 5-HT 1A nel default mode network (DMN), ovvero la complessa rete di aree neuronali che entrano in attività quando l'individuo è in stato di rilassamento mentale, con il cervello non concentrato che, in pratica, riposa da sveglio. Attraverso i dati ricavabili dalla tomografia ad emissione di positroni e dalla risonanza magnetica funzionale, gli studiosi hanno potuto rilevare come le alterazioni di quel recettore del neurotrasmettitore, noto comunemente come «ormone della felicità», comportino rilevanti conseguenze sulla variabilità individuale di DMN. 

Una mente sempre in tensione – È noto che i soggetti che soffrono di depressione, oltre a vivere in uno stato di perenne angoscia ed ansia, presentano anche grossi disturbi del sonno; ciò dipende dal fatto che hanno un cervello iperattivo. Secondo uno studio recentemente pubblicato da PLoS ONE la responsabilità di questa incapacità di riposare della mente  risiederebbe nella presenza di una rete neuronale di connessioni tra le diverse aree del cervello assai più fitta negli individui affetti da disturbo depressivo maggiore, segnale di una minore selettività nelle funzioni di collegamento dell'organo. Le cause della depressione potrebbero dunque essere tutte univocamente attribuite a questa sorta di stanchezza a cui è condannata la mente di alcuni infelici individui? E, dunque, studi di questo tipo potrebbero aprire la strada a nuove prospettive terapeutiche?

La complessità di un disturbo – Come accade per molte altre patologie, la cui origine resta se non oscura quanto meno poco chiara, di cure possibili, incluso il peacemaker cerebrale, e spiegazioni inequivocabili ne sono state fornite infinite: il problema della depressione, tuttavia, è che si tratta di una malattia assai complessa, correlata certamente a fattori biologici, ma che in più circostanze è stata messa in relazione allo stress o agli eventi traumatici. Senza dimenticare, soprattutto, che le modalità di manifestazione delle espressioni di disagio interiore e psicologico non vengono stabilite dalla natura bensì dalla cultura, che modella a propria immagine i disturbi mentali e, di conseguenza, gli approcci terapeutici risolutivi.