Una riserva potenzialmente infinita di ovociti in grado di assicurare la fertilità alla donna anche dopo il traguardo della menopausa o trattamenti terapeutici come la chemioterapia La nuova scoperta di alcuni ricercatori statunitensi sembra andare proprio in questa direzione, immaginando un futuro in cui l orologio biologico femminile potrebbe cambiare profondamente.

Donne capaci di essere fertili più o meno per tutta la durata della propria vita, esattamente come accade agli uomini, andando oltre quel traguardo della menopausa che pone fine alla possibilità dell'organismo di procreare o, addirittura, rimediando ai problemi riproduttivi che possono sorgere in seguito alla chemioterapia anche nelle più giovani? Non un sogno irrealizzabile, certamente neanche una realtà, ma qualcosa che è oggetto di studi da parte di esperti intenti ad indagare le infinite prospettive che la scienza può offrire ai nostri occhi increduli.  Un obiettivo quasi, soprattutto dopo le ultime scoperte effettuate dai ricercatori del Vincent Center for Reproductive Biology del Massachusetts General Hospital di Boston, il cui lavoro è stato pubblicato dalla rivista scientifica Nature.

Una infinita riserva di cellule uovo? – La donna nasce portando all'interno del proprio corpo una quantità finita di ovociti: con l'avanzare dell'età, normalmente, tali ovociti diminuiscono numericamente, oltre a peggiorare qualitativamente, fino ad esaurirsi totalmente con il sopraggiungere della menopausa. Affinché questa scadenza temporale non costituisca più un limite per la fertilità della donna, l'idea di Jonathan Tilly, alla guida del team di ricerca, era quella di riuscire ad individuare delle cellule staminali, nel tessuto ovarico, in grado di differenziarsi in ovociti «perfettamente funzionanti» in età adulta: staminali in cui potrebbe anche celarsi la soluzione a tanti casi di sterilità, che in un futuro non troppo lontano, è auspicabile, verrebbero conservate in biobanche e utilizzate per generare cellule uovo da utilizzare per la fecondazione in vitro. Sebbene la meta sia stata effettivamente raggiunta, è indispensabile sottolineare, tuttavia, come la comunità scientifica applichi la dovuta cautela alla scoperta di Tilly e della sua equipe: le applicazioni cliniche sono ancora ben lungi dall'essere possibili al momento e, del resto, la scienza ha bisogno di ulteriori conferme attraverso indagini ed esami di laboratorio.

Le ricerche di Jonathan Tilly – Sono già diversi anni che gli studi di Jonathan Tilly vanno in questa direzione: a partire dal 2004 avevano avuto luogo le prime sperimentazioni di laboratorio su modelli murini, tese a dimostrare che un trapianto di midollo osseo su topoline precedentemente sottoposte a chemioterapia era in grado di ristabilire una normale produzione di ovociti negli esemplari adulti. Il seguito di questa corrente di studi, che tra critiche e plausi sta comunque destando l'interesse di molti scienziati, ha dimostrato la possibilità che da tali ovociti, trapiantati nelle ovaie di topi femmine sterili, venisse messa al mondo una progenie perfettamente sana. Il passo successivo compiuto da Tilly è stato l'isolamento di staminali capaci di produrre ovociti anche nella donna; in seguito tali cellule sono state iniettate nel tessuto ovarico femminile ottenuto tramite una biopsia, trapiantato sotto la cute dei topi. Rese riconoscibili poiché marcate con una proteina fluorescente, le cellule ottenute hanno così mostrato la proprie potenzialità, producendo ovociti. Va da sé che, per il momento, per motivi legali ed etici, la sperimentazione non potrà proseguire come è accaduto sul modello murino: ma se l'obiettivo fosse davvero quello di sfidare la natura e le sue leggi biologiche, giungendo addirittura ad aggirare la menopausa, è comprensibile immaginare che i tempi per lo studio e la ricerca saranno particolarmente lunghi.