Dal letame di animali come capre, cavalli, bovini ed elefanti è possibile ottenere dell'ottima carta, efficiente e soprattutto sostenibile. Lo ha dimostrato un team di studiosi dell'Università di Vienna, Austria, che ha presentato il proprio pionieristico lavoro in seno al 255° National Meeting & Exposition della American Chemical Society (ACS), la più grande società scientifica del mondo.

L'idea è venuta al dottor Alexander Bismarck durante una vacanza sull'isola di Creta, in Grecia. Stava osservando alcune capre mentre masticavano l'erba secca in un piccolo villaggio, quando si è reso conto che il prodotto finale della digestione, lo sterco, era un materiale vegetale parzialmente digerito che doveva per forza contenere cellulosa.

“Gli animali mangiano biomassa di bassa qualità contenente cellulosa – ha sottolineato lo studioso -, la masticano e la espongono agli enzimi e agli acidi nello stomaco e quindi producono letame”. “A seconda dell'animale – ha aggiunto Bismark – fino al 40 percento di quel letame è cellulosa, che è quindi facilmente accessibile”. Partendo da questa premessa ha pensato che doveva essere possibile ottenere nanofibre di cellulosa con un processo meno dispendioso e con un minor numero di passaggi rispetto a quelli necessari partendo dal legno grezzo.

Così ha coinvolto alcuni colleghi nella ricerca, mettendo a punto una procedura basata sull'idrossido si sodio per rimuovere la lignina (sfruttabile per altri scopi, ad esempio come fertilizzante), le cellule morte e altre impurità dal letame. La sostanza ottenuta va poi trattata con ipoclorito di sodio per essere sbiancata e purificata, fino a ottenere le nanofibre di cellulosa necessarie per produrre la carta. Il vantaggio rispetto al legno risiede nel fatto che l'animale ha già parzialmente digerito il materiale vegetale, dunque non è necessaria (o almeno non sempre) la dispendiosa macinazione. Senza contare che in questo modo si evita di abbattere alberi, un vantaggio soprattutto per i Paesi dove il legname scarseggia.

Bismark e colleghi hanno inizialmente lavorato con lo sterco delle capre, per passare poi a quello di cavalli, bovini ed anche elefanti; questo perché nei grandi parchi e negli allevamenti, sia in Europa che in Africa, c'è una quantità enorme di letame prodotta quotidianamente che può essere utilizzata per questo scopo. La carta ottenuta al momento può essere efficace come rivestimento di polimeri o come filtro, ma i ricercatori stanno lavorando per renderla adatta anche alla scrittura. In aggiunta stanno studiando un processo per ottenere un biogas dal letame e renderle l'intera procedura ancor più efficiente e sostenibile.

[Credit: Kathrin Weiland]